Copertina 8,5

Info

Anno di uscita:2020
Durata:44 min.
Etichetta:Frontiers Music

Tracklist

  1. CHANGE THE WORLD
  2. AFTERSHOCK
  3. SEARCHING FOR MEANING
  4. THE DEATH OF ME
  5. MOTHER OF INVENTION
  6. NO MAN’S LAND
  7. IN THE UNKNOWN
  8. RIOT IN MY HEAD
  9. NO ME WITHOUT YOU
  10. FIRE & GASOLINE
  11. SWALLOWED BY THE MACHINE

Line up

  • Harry Hess: vocals, keyboards
  • Pete Lesperance: guitars
  • Creighton Doane: drums
  • Darren Smith: backing vocals

Voto medio utenti

La musica può cambiare il mondo?
Molto probabilmente no, ma sicuramente può contribuire a renderlo un po’ migliore, soprattutto in periodi dove la pressione e le incertezze del vivere quotidiano diventano angoscianti e opprimenti.
E allora un grazie enorme agli Harem Scarem per proseguire imperterriti in quel ciclo creativo che li ha resi uno dei gruppi più acclamati del settore, capaci di rimanere fedeli a loro stessi senza mai affondare nell’ovvio.
Impresa ardua, direi, sviluppata lungo una discografia corposa, variegata e brillante che, dopo una breve pausa, ha ricominciato, con “Thirteen”, a produrre emissioni sonore di altissima qualità.
Con ancora ben nitida nella memoria la magnificenza del precedente “United”, possiamo tranquillamente affermare che “Change the world” è una nuova folgore scagliata dritta nei centri nevralgici degli estimatori del genere, in cui l’aspetto più appariscente è l’incredibile livello medio del songwriting, sempre “a fuoco” e fresco, benché rispettoso dei sacri dogmi.
Al risultato, ovviamente, contribuiscono sia il timbro scultoreo di Harry Hess e le sue sentite interpretazioni e sia l’incisiva sensibilità della chitarra di Pete Lesperance (un musicista davvero troppo sottovalutato …), all’interno di un quadro di valorizzazione artistica che non può prescindere nemmeno da preziosi arrangiamenti vocali, per i quali è necessario citare anche lo “storico” sodale Darren Smith.
Arrivati ai contenuti dell’opera, siamo di fronte ad uno di quei rari casi in cui effettuare delle discriminazioni è pressoché impossibile … forse solo l’apertura del disco, affidata alla sua frizzante title-track, evidenzia qualche minima (veramente piccola, eh …) defaillance emozionale, mentre il resto del programma è un concentrato di moderno e cristallino rock melodico a ventiquattro carati, per il quale sarà molto difficile selezionare i superlativi adeguati.
Che dire, infatti, di “Aftershock”, formidabile delizia AOR dalle atmosfere vagamente Journey-ane, della guizzante sequenza di note elargita a “Searching for meaning”, che si conficca nella corteccia cerebrale fin dal primo contatto o ancora dell’oscura, graffiante e accattivante “The death of me”?
Semplicemente che sono fulgidi esempi di coesione pressoché assoluta tra ispirazione, vocazione, tecnica e forza espressiva, a cui va aggiunta, quando le struggenti note di pianoforte di “Mother of invention” conquistano il proscenio, un’innata capacità nel rendere ultra-suggestivi e spaziosi i momenti più romantici.
Il groove avvolgente di “No man’s land” zittirà chi crede che certi suoni siano adatti solo ad attempati nostalgici, “In the unknown” propone un ritornello di classe siderale e “Riot in my head” è una schiacciante dimostrazione di vigore e raffinatezza, con barlumi di Deep Purple e Thin Lizzy immersi nell’avvincente impasto sonico.
Se dietro la scorza di rockers avete anche un cuore che batte, non sarà difficile illanguidirsi per “No me without you”, seguita da una “Fire & gasoline” che detergerà immediatamente, con la sua vibrante energia, l’eventuale inumidimento oculare, e da una “Swallowed by the machine” nuovamente irresistibile nella sua pulsante progressione armonica.
Gli Harem Scarem di “Change the world” rappresentano ancora una volta una priorità assoluta per chi si professa cultore dell’hard melodico, alleviando per un breve periodo (facilmente reiterabile, però …) ansie e preoccupazioni … un risultato che magari non sarà proprio una “rivoluzione”, ma che di certo merita una fragorosa e convinta acclamazione.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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