Copertina 7,5

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2020
Durata:44 min.
Etichetta:Eisenwald

Tracklist

  1. SETTIMO REQUIEM
  2. FURIA
  3. SONNO D'ETERNO
  4. NOTTURNA
  5. HYBRIS
  6. CUPIO DISSOLVI
  7. MORTE DI UN IMMORTALE

Line up

  • P.: guitars, vocals
  • N.: drums
  • V.: bass
  • A.S.: guitars

Voto medio utenti

I Blaze of Sorrow costituiscono (l’ennesima) dimostrazione che nel mondo non vige la meritocrazia.
I miei concittadini, infatti, a fronte di una discografia ormai ampia ed immancabilmente valida, di una proposta pregna di fascino e di una caratura artistica di molto superiore alla media, non hanno ottenuto un briciolo del riscontro che avrebbero meritato.

Meno male che ci siamo noi, cronici sognatori -per non dire illusi- di Metal.it a porre nel giusto risalto le opere di misconosciute realtà underground, magari a scapito di grandi nomi che di grande, ormai, hanno per l’appunto solo il nome…
… e meno male che ci sono valide label come la Eisenwald a credere in progetti come quello mantovano, giunto oggi, con “Absentia”, al suo sesto full length.

Rispetto al precedente “Astri” sono state accantonate le tendenze rockeggianti che si potevano udire qua e là, ma non si è affatto rallentata la spinta all’ampliamento dello spettro sonoro.
Le coordinate base, si badi, rimangono grosso modo le medesime: folk black metal melodico con un pizzico di dark e cascadian, il tutto intriso di malinconico intimismo; ciò detto, le novità ci sono e si notano.

Inizierei dal notevole irrobustimento della line up: dapprima one man band di Peter, poi duo con l’aggiunta del fidato Nicolò dietro le pelli, i Blaze of Sorrow si sono oggi tramutati in quartetto, grazie all'inserimento del chitarrista A.S. e del bassista V.
Segnalerei poi il notevole cambio di passo a livello di produzione e mixing: per chi vi scrive, “Absentia” può vantare il miglior impasto sonoro mai udito su un disco dei Nostri, e di gran lunga.
Evidenzierei, da ultimo, la già accennata poliedricità messa in mostra dai sette brani che compongono il platter.

Gli spiriti di Agalloch, Wolves in the Throne Room, Novembre, primi Naglfar e Fen si dimenano in canzoni dal sapore autunnale cangianti e variopinte -azzarderei quasi progressive-, colmi di assoli evocativi (“Sonno d’Eterno”), sezioni strumentali congegnate alla perfezione (“Notturna”) e spunti melodici di pregio (la conclusiva “Morte di un Immortale”).
L’identità e la personalità dei Blaze of Sorrow, comunque sia, emergono con forza, anche grazie alle ormai immancabili (e sempre profonde) lyrics in lingua madre.
Spiace per un finale leggermente in calando (alla doppietta “Hybris” e “Cupio Dissolvi” manca un pelo di mordente), ma di fronte ad una meraviglia del calibro di “Settimo Requiem” (i riffs in tremolo sono tra i più belli in cui mi sia imbattuto negli ultimi mesi) pare impossibile lamentarsi.

Absentia”, in ultima analisi, è l’ulteriore tassello di un mosaico sonoro sempre più ricco e prezioso, e conferma la tesi esposta in premessa: in un mondo giusto, i Blaze of Sorrow godrebbero di ben altra considerazione.
Se volete di nuovo volgere lo sguardo altrove fate pure, ma non dite che non vi avevamo avvisati.
Recensione a cura di Marco Cafo Caforio

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