Excursus / ANNIHILATOR: l’altalena Technical Thrash canadese [Seconda parte]

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Pubblicato il:08/12/2022
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Foto fornita da comunicato stampa
Duff Press


E riprendiamo l'excursus degli Annihilator che abbiamo diviso in due parti per non darvi per un bel palo in culo da leggere tutto in un colpo, anche perché parliamo di una storia lunga più di trent'anni con una discografia decisamente folta.
Purtroppo il sodalizio con l'ottimo Comeau dura molto poco, lasciando fans e addetti ai lavori più sconcertati che mai, soprattutto per i dischi che verranno rilasciati...

E ora passiamo al 2004, all’entrata di quel Dave Padden che per molti fans rappresenta il classico pomo della discordia e all’imbarazzante “All For You”: un lavoro che si muove tra passaggi pesanti ed altri melodici ed un sound moderno, con più di qualche strizzatina d’occhio al Metalcore, e già da queste parole possiamo benissimo capire quanto i fans di vecchia data saranno contenti di questa nuova direzione musicale… un malumore in questo caso giustificato però per diversi motivi, per lo meno secondo il parere di chi vi sta scrivendo.
Un sound ruffiano e pieno zeppo di riffs che puntano all’impatto frontale, assoli fulminei, strutture semplici e ritornelli sdolcinati (!!!) che trova una terrificante influenza in buona parte di quello che era il Metalcore dell’epoca, molto diverso da quello che avevano seminato gli apripista del genere.
Purtroppo l’esordio del nuovo singer è dei peggiori e probabilmente questo mediocre “All For You” lo ha già fatto cadere in disgrazia a moltissimi fans del combo canadese.
Padden poi è autore di una prestazione vocale altalenante, alternando momenti di pura foga ad altri anonimi e di dubbio gusto melodico.
Poi indagando un po’ più a fondo e guardando il background ed il semplice gusto personale della new entry possiamo capire in parte il perché di tale svolta sonora, che andrà ad accompagnare la lunga permanenza del nuovo acquisto: esso infatti è l’opposto di Waters, visto che è un grande amante ed un grande conoscitore delle sonorità più moderne in seno al metal, in special modo per quanto concerne il Nu Metal.




Passa un solo anno, siamo nel 2005 e dopo un disco aberrante, gli Annihilator stupiscono (in negativo verrebbe da dire) tutti quelli che li seguono per la riconferma delle sonorità intraprese un anno prima: un disco passato inosservato se andava bene, sbeffeggiato se andava male. Waters in alcune interviste sostenne che "Schizo Deluxe" meriti una seconda chance, visto l’impegno profuso e le circostanze parecchio tragiche che ne portarono al suo rilascio. Una cosa che in parte è vera.
Ma parliamo di “Schizo Deluxe” con una novità non indifferente: la totale assenza di ballate e/o pezzi strumentali che in lidi molto vicini al Metalcore e al Groove Metal più moderno non ci starebbero molto bene. Qui abbiamo di nuovo sonorità moderne e monolitiche, un riffwork massiccio e potente, ritmiche scavezzacollo alternate ad altre più meno frenetiche, tornano i soliti assoli funambolici di Waters con una buona prestazione di Padden al microfono: sarebbe tutto buono, molto buono per gli amanti di certe sonorità, se non fosse che le melodie e i ritornelli spesso sono banali e alla stregua di una qualsiasi Boy Band (ma perché queste scelte melodiche adolescenziali che ci stanno bene come i broccoli con il caffè?) che smorzano parecchio l’impatto e l’interesse, il songwriting è migliorato nettamente rispetto alla precedente schifezza discografica ma è allo stesso tempo poca cosa rispetto agli Annihilator del passato (e non parlo per forza dei primi due album). La potenza e l’energia a tratti sono invidiabili e vi è pure una sottile vena demenziale tra le righe.
Una registrazione pulita e moderna vanno a fare il resto, peccato davvero per certe ingenuità terrificanti che in parte vanno ad affossare quanto di buono c'è qui.
Che poi dagli Annihilator ci si aspetti ben altro che forti influenze Groove/Alternative e Metalcore è un altro paio di maniche.




Adesso invece è giunto il momento di trattare di quel disco dal titolo “Metal” partorito dai “Gianni e Pinotto del Thrash Canandese” (= Waters & Padden) nel 2007 che, cercando di essere il più diplomatico possibile, si presenta banale e scontato come il titolo generico e la brutta copertina.
Ammetto che mi fa molto male riascoltare e ricordare questo disco, ma tant’è, la carriera degli Annihilator passa anche attraverso a questo scherzo di cattivo gusto e bisognerà pur parlarne, no?
Una cosa che ha fatto molto chiacchierare a suo tempo è stata la grande, grandissima quantità di ospiti presenti in studio che si alternano nei vari brani insieme al magico trio canadese con il ritorno di quell’ottimo batterista qual è Mike Mangini.
Disco che fa vedere quanto Waters sia un grande musicista, ma al tempo stesso un compositore inconcludente. Non nascondiamoci dietro ad un dito: le varie collaborazioni non portano a nulla, da sole non bastano a coprire una quantità di idee imbarazzante da quanto sono poche, ed in maniera abbastanza brutale aggiungo che questo album poteva pure non venire mai pubblicato. Dopo il periodo pseudo Metalcore gli Annihilator tornano a fare Thrash/Groove Metal, le tante tante collaborazioni non sono un valore aggiunto (non parlo nemmeno di Ayreon dei poveri, non vorrei che Lucassen si offendesse per questo paragone…) con i soliti virtuosismi alla sei corde, un cantante mai realmente convincente e un’ottima prestazione dietro alle pelli: nonostante il poderoso schieramento di forze direi che “Metal” è da dimenticare.
Dal tour di supporto segnalo il discreto “Live at Masters of Rock” con una scaletta intelligente che va a pescare da tutti i lavori, oltre ad una buona prestazione da parte del gruppo che dal vivo si fa sempre onore.




E dopo una serie di album da dimenticare si torna alla ribalta e lo si fa con un appuntamento molto importante visto che parliamo del disco omonimo della band: con esso i nostri thrashers canadesi tornano a quel Thrash Metal tecnico, fantasioso e melodico che li rese celebri ad inizio carriera. Un lavoro che ha fatto discutere, tra chi parlò di piattume sonoro e chi di ritorno grandioso, per me si può parlare senza indugi di un album vincente e convincente.
Il disco contiene una decina di rasoiate (tra le quali una cover dei Van Hallen che va a ribadire per l’ennesima volta l’amore che prova Jeff Waters nei confronti dell’Hard & Heavy più classico) in cui la band dà al proprio sound una grande sferzata di modernità (viste le influenze di Padden) registrate bene e suonate ancora meglio.
Ritorna tra le nostre braccia un Waters sempre più esaltato – ed esaltante – vista l’orgia di assoli e virtuosismi che inanella, un riffing poderoso e delle vocals più riuscite del solito da parte di Padden che risulta essere in forma, oltre ad esserci una prestazione a dir poco maiuscola da parte del batterista con le sue scorribande assassine tipiche dello Speed/Thrash più selvaggio e ai vari cambi ritmici assolutamente repentini e da pogo, senza contare gli spiragli melodici che finalmente si scrollano di dosso quelle quelle ruffianate melodiche che in alcuni dischi precedenti ci avevano infastidito: tutti questi elementi sono ben sviluppati, dandoci un gran ritorno che non vedeva una simile qualità dai tempi di “Carnival Diablos”.
In questo ponte tra passato e presente gli Annihilator riescono a rinverdire i loro fasti dopo anni di insuccessi commerciali e/o di critica ed ecco che di colpo una certa attenzione e fama che prima erano stati negati, di colpo ritornano.




E dopo il successo con il botto avuto con lo sfavillante “Annihilator”, i nostri si presentano nel 2013 più in forma che mai: viene rinnovato il sodalizio artistico con Dave Padden (diventato a questo punto il membro più longevo all’interno della formazione canadese), alla batteria siede un giovane ed abile Mike “Baby” Harshaw e alle quattro corde viene riconfermato Alberto “Al” Campuzano.
Questa formazione licenzierà un altro, ottimo lavoro di Heavy/Thrash moderno, “Feast”: l’asse Waters/Padden viene sempre più a rafforzarsi, anche per la scelta intelligente di alternarsi alle voci nelle varie canzoni, cosa che però vede la massima resa in sede live con i classici del gruppo con la quale ci giocavano molto con questo. Un riffing teso e nervoso ci accompagna per la quasi totalità del lavoro, con un gusto marcatamente Speed Metal in molte parti, questo fatto sottolineato anche dall’ottima e strabordante prestazione dietro alle pelli del nuovo acquisto; i virtuosismi al fulmicotone, i cambi di tempo, i ritornelli trascinanti, un basso co-protagonista e la buona perfomance vocale ci danno un altro gran bel giro di giostra di Thrash tecnico ed esuberante nel quale non si risparmiano alcune strizzatine d’occhio al Metalcore o al Groove Metal nel quale gli Annihilator si ricordano di essere nel 2013 e quindi non ci propinano una minestrina riscaldata! Un lavoro non solo fresco ma anche vario, con alcune divagazioni come l’Hard Rock sferragliante di “Wrapped” (nella quale abbiamo un ospite d’eccezione, Danko Jones), l’epicità della ending track , le influenze Funk di “No Surrender”, con l’eccezione della sdolcinata ballata inclusa nel lavoro non propriamente riuscita.
Con “Feast” la band ha letteralmente una seconda giovinezza con un successo meritato e testimoniato da alcune partecipazioni a festival molto prestigiosi nei quali la band di Waters fa sempre bella mostra di sé.




Oltre a ciò la band incide “Re-Kill”, disco bonus incluso nell’edizione speciale di “Feast” (e nella quale oltre ad una bellissima cover alternativa è presente il bel dvd live “Annihilator Wacken 2013”, ottima testimonianza live nel festival omonimo) nel quale la nuova formazione va a reincidere molti classici del gruppo fatti tra l’89 e il 2002: a Waters le perfomance live della nuova line up devono aver colpito molto per decidere di fare una cosa simile.
Il disco risulta essere sicuramente piacevole ma è sostanzialmente inutile.
Operazione fine a se stessa che però dal pezzo estratto da “Walking The Fury” ci fa intravedere cosa sarebbe potuto diventare quel disco se non avesse avuto quella produzione al limite della cacofonia.




Alla fine del 2014 Padden uscirà dal gruppo e l’anno successivo esce “Suicide Society”. Dopo un buonissimo lavoro come il precedente che aveva incoronato la seconda giovinezza della band, con un ottimo successo di critica e pubblico esso saprà continuare nella giusta via senza altri passi falsi e deludere le aspettative? Risposta secca: assolutamente no.
Nel capitolo discografico uscito nel 2015 ritorna quella vena stacanovista di Waters che già lo contraddistinse diverse volte in passato e ritorna quell’Heavy/Thrash Metal che ultimamente li ha portato molta fortuna ma evidentemente qualcosa è andato storto, tra rimandi troppo palesi a mostri sacri del calibro di Metallica nei passaggi più tirati (discreta la scorribanda “Creepin’ Again”) e ai Megadeth in quelli più melodici, canzoni più tendenti ad un Hard Rock radiofonico tipico della scena mainstream d’oltreoceano (la title track), progressioni che ricordano i Rammstein con tanto di cori sovra-incisi (“Snap”) che ci danno un Jeff confuso più che coraggioso, in un lavoro che lo riporta su binari più lineari e semplici ai quali ci aveva abituato. Non tutto è da buttare, ma quel poco di buono non riesce a salvare un album davvero banale e deludente, che butta delle brutte ombre sul presente e futuro.




Dopo altri due anni, puntuale come le tasse, tornano il guitar hero canadese e la sua combriccola di musicisti dopo la precedente batosta artistica.
Ma quel mattacchione di un Jeff come torna sul mercato discografico questa volta? Con un doppio album nel quale il primo disco ci dà in pasto un live breve ma intenso, mentre nel secondo disco ci porta una serie di canzoni totalmente in acustico.
In questo pacchetto che porta il nome di “Triple Threat”: il “Live At The Bang Your Head!!! Festival” presente sul primo cd seppur un po’ corto si dimostra decisamente intenso ed energico, pieno zeppo di classici che vanno dal 1989 al 1996 che vanno a formare una bella scaletta, suonato alla grande (e su questo non ci sono MAI dubbi al riguardo) con un Jeff che si dimena in maniera onesta come cantante, al contrario del giovane batterista italiano Fabio Alessandrini, autore di una grande prestazione.
Il secondo dischetto invece (“Unplugged: The Watersound Studios Sessions”) ci dà un lato assolutamente inedito e intimo della “Jeff Waters Band” con una serie di canzone suonate totalmente in acustico come detto poc’anzi. Per questa via Jeff va a ripescare molti pezzi dei suoi dischi più melodici (quindi niente Thrash Metal song ma canzoni radiofoniche o ballate) che per loro natura si prestano meglio ad operazioni del genere: il gruppo da una discreta mostra di sé pure in questi lidi ed il leader se la cava bene come cantante melodico, inoltre è un vero piacere sentirlo suonare una chitarra acustica.
Un’operazione che in fin dei conti risulta riuscita anche se non apprezzata da molti e nella quale forse si poteva osare qualcosina di più, magari con qualche inedito; in fin dei conti comunque c’è poco da recriminare vista anche la precedente delusione e quelle che seguiranno…




Negli ultimi anni il gruppo canadese, rilascerà altri due album in studio: “For The Demented” nel 2017 e "Ballistic, Sadistic" nel 2020.
Specialmente per il primo in tutta sincerità mi fa male parlarne, perché è l’ennesimo disco che se non propriamente brutto, è completamente sorvolabile.
Abbiamo un Heavy/Speed/Thrash generico e dozzinale, con un Jeff Waters che per quanto si possa stimare per il mazzo che si fa, si sente che non è un "vero" cantante e anche se migliorato nel tempo, risulta poco incisivo e incolore.
Con l'ultimo lavoro le cose vanno meglio certamente, anche grazie a qualche riferimento di troppo al passato, risultando un lavoro per lo meno sufficiente e ascoltabile.






Adesso come prossima pubblicazione si attende il rifacimenti di "Metal", dal titolo di "Metal II" e dai singoli e dalle premesse, purtroppo il futuro si profila non esattamente positivo in casa Annihilator...
Senza contare che come avrete capito a più riprese, penso che siano ben altri gli album che avrebbero meritato un corposo lifting sonoro.
Ma da inguaribile ottimista voglio chiudere questo excursus con la speranza, visto che è stato confermato non solo l'entrata in pianta stabile di Stu Block come cantante, ma anche che il leader del gruppo tornerà ad occuparsi solo della sei corde, speriamo quindi che dopo la bislacca operazione di "Metal II" ciò porti a qualcosa di buono.



Link utili:
https://www.facebook.com/annihilatorband
https://www.deezer.com/us/artist/3936
https://www.instagram.com/annihilatormetal/
https://myspace.com/annihilatorofficial
https://soundcloud.com/annihilator
https://tidal.com/browse/artist/37260
https://twitter.com/annihilatorband
https://www.youtube.com/user/anniafan
Articolo a cura di Seba Dall

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