"
Hammer Damage" è un disco che è stato in naftalina per diverso tempo, almeno sei anni, un cammino lungo e travagliato il suo, attraverso svariate difficoltà, tra queste un uragano che ha colpito casa e studio di registrazione di
Kenny Powell e l'indecisione su chi avrebbe cantato sulla sua versione definitiva. Alla fine annotiamo il rientro dietro al microfono di
Kevin Goocher (anche nei Phantom X), il quale aveva già cantato sul precedente "Eternal Black Dawn", tornato in sostituzione di George Call e di Matt Story. Inoltre, con non poca sorpresa, ecco il ritorno in formazione di
Steve Wittig, storico batterista degli
Omen che aveva suonato su tutti e quattro i full length degli anni '80.
Purtroppo i risultati raggiunti non valgono tutta questa attesa, "
Hammer Damage" si muove sulla linea del suo predecessore, che già di suo non si era certo rivelato un lavoro all'altezza delle migliori uscite degli
Omen, un album troppo di maniera dove scarseggiano gli spunti vincenti. L'apporto alla voce di
Goocher è quello che già avevamo testato ai tempi di "Eternal Black Dawn" (e del Tradate Iron Festival, nel 2004): una voce potente e aggressiva, seppur talvolta aspra e sgraziata ("
Cry Havoc", "
Caligula"...), non aiuta nemmeno una resa sonora non particolarmente riuscita, soprattutto nei suoni della batteria, che appaiono ben poco umani, mettendo in dubbio il reale contributo di
Wittig alle registrazioni.
Dopo l'abbandono di J.D. Kimball, gli
Omen hanno dovuto affrontare non poche difficoltà nel proprio "
comparto vocale", con nessuno dei cantanti che si sono poi alternati realmente in grado di rispolverare gli antichi fasti, quindi il compito di caratterizzarne le canzoni è spettato di diritto al tocco - esecutivo e compositivo - di
Kenny Powell, storico chitarrista e fondatore della band, che qui è facilmente riconoscibile in brani come "
Chaco Canyon (Sun Dagger)", che in alcuni passaggi finisce per riecheggiare "Dragon's Breath", sull'epica e battagliera "
Hellas" o nello strumentale "
A.F.U. " che infine chiude l'album.
Manca la magia dei bei tempi, ma non solo: anche la qualità e le pulsazioni metalliche non sono all'altezza del passato e delle aspettative.
I was born to
reviewHear me while I
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