Copertina 7,5

Info

Genere:Death Metal
Anno di uscita:2020
Durata:48 min.
Etichetta:Hells Headbangers Records

Tracklist

  1. SKELETAL FIRESTORM
  2. ARCHONS OF THE FINAL CREATION
  3. TROW OF TRAGEDY
  4. MASTER OF THRALLS
  5. NECROMANTIC WELLSPRING
  6. GLORIFIED IN BLOODSMOKE
  7. THE LAUNDRESS
  8. BLACK BILE OF CERES
  9. THE MOORS, THE MADNESS
  10. VEINS OF PERDITION
  11. SPECULUM IN BLOOD

Line up

  • Ed Stephens: bass
  • Kyle Severn: drums
  • Matt Sorg: guitars
  • Ash Thomas: guitars, vocals

Voto medio utenti

Questi Shed The Skin io non li conoscevo proprio, ma già dal nome hanno solleticato il mio animo fieramente brutale e violento in ambito musicale.
Qui abbiamo musicisti che hanno fatto parte di Acheron, Vital Remains o fanno parte di Incantation e Ringworm, ma anche di band come Beyond Fear e Shok Paris; ma cosa faranno mai questi suonatori e dispensatori di estremismo metallico?
Sicuramente non metallino per gggiovani, anzi le orecchie beneducate di ragazzini imberbi finto ribelli con più tatuaggi che cultura metal verrebbero travolti da cotanto furore e sporcizia sana, perché lor signori fanno una cosa, ma fatta bene; death metal!
L’opener “Skeletal firestorm” stura i padiglioni con un up tempo serratissimo, riffing ribassati, marcia diretta e un vocione cavernoso che viene aiutato da uno screaming pieno di odio.
L’headbanging qui è d’obbligo; la band distrugge tutto ciò che si trova ma sa anche rallentare velenosamente con un mid tempo roccioso e melodie malate.
Archons of the final creation”, è una mitragliata implacabile; la sezione ritmica è compatta come un muro di cemento e chitarroni in tremolo completano il tutto.
I due toni usati si completano a vicenda e dispensano malignità; le chitarre intessono trame malsane e dal sapore old school, il solo è puramente heavy e ci sta a pennello, bella la conclusione doomy e soffocante.
Necromantic wellspring” non è veloce, ma è un distillato di puro doom/ death metal con riffoni pesanti e il vocione cavernoso di Ash Thomas è pieno di rabbia e frustrazione.
I riffing si fanno serrati nell’intermezzo in mid tempo con un bel lavoro di chitarre per poi accellerare furiosamente.
The laundress” prende il via come un secchio di mattoni tirati sul viso; le ritmiche lente e sepolcrali sono di puro impasto doom ma intinto nel death; poi ecco che a metà del brano la svolta heavy metal con chitarre dai riff inconfondibilmente epici ma riletti in chiave estrema e un solo da brividi, un pezzo che mi ha gasato.
La conclusiva “Speculum in blood” non lesina ferocia e distruzione; up tempo serrato con sfuriate in blast beat e tanto death metal a volontà.
Nell’intermezzo ecco un’apertura ritmica con melodie malsane e un gran lavoro di batteria; sul finale a rotta di collo ci si fa male sul serio ma che goduria però.
Recensione a cura di Matteo Mapelli

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