Copertina 6

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2021
Durata:80 min.
Etichetta:Metal Blade Records

Tracklist

  1. REIGN OF FIRE (LIVE)
  2. DROPPING LIKE FLIES (LIVE)
  3. LAST TRAIN HOME (LIVE)
  4. TRIBAL DANCE (LIVE)
  5. THE TRUTH ALWAYS HURTS (LIVE)
  6. HALF DRAWN BRIDGE (LIVE)
  7. ANOTHER DAY (LIVE)
  8. SYMBOL OF SALVATION (LIVE)
  9. HANGING JUDGE (LIVE)
  10. WARZONE (LIVE)
  11. BURNING QUESTION (LIVE)
  12. TAINTED PAST (LIVE)
  13. SPINELESS (LIVE)
  14. NOTHING BETWEEN THE EARS (1989 4-TRACK DEMO)
  15. GET LOST (1989 4-TRACK DEMO)
  16. MEDIEVAL NIGHTMARES (1989 4-TRACK DEMO)
  17. PEOPLE (1989 4-TRACK DEMO)
  18. PIRATES (1989 4-TRACK DEMO)

Line up

  • Joey Vera: bass
  • Gonzo Sandoval: drums
  • Phil Sandoval: guitars
  • John Bush: vocals
  • Jeff Duncan: guitars

Voto medio utenti

Quest’anno la Metal Blade ha ben pensato di pubblicare un live album degli Armored Saint, gruppo storico che nel 2020, a sorpresa, si è conquistato le lodi di molte persone grazie ad un ottimo disco, quel manuale di Heavy Metal moderno dal titolo di “Punching the Sky”, tra l’altro supportato molto bene con ben tre singoli.

L’operazione viene fatta in maniera un po’ paracula andando a prendere uno degli album più celebri, quel “Symbol of Salvation” che ormai trent’anni fa aggiunse ulteriore gloria alla band. Un’operazione quindi che parte già in parte con il piede sbagliato, visto che si ripropone dal vivo tutto il suddetto lavoro e basta, oltre ad una cinquina di canzoni demo suonate e registrate nel 1989 (già edite nella ristampa del disco omonimo fatta nel 2003) per le versioni digitale e in vinile, che oltre ad aggiungere ulteriore minutaggio alla musica proposta, altro non fanno.

In effetti non si capisce bene perché quasi un terzo di un live album debba essere composto da delle demo tra l’altro riservato ad alcuni formati, ma tant’è, spesso le strategie commerciali dietro alle etichette discografiche sono… sorprendenti.

Per il resto “Symbol of Salvation Live” offre un’ora secca di ottima musica live suonata con grandissima convinzione: la perfomance dei vari musicisti è dannatamente riuscita visto che suonano alla grande, è cantato ancora meglio (John Bush è sempre una garanzia dopotutto) e con dei livelli produttivi molto buoni (da questo punto penso che la Metal Blade sia la label migliore in circolazione), ciò non basta però a togliere la patina di inutilità che alleggia questa suddetta uscita discografica: ottimo per tutti i fans duri e puri per i quali ogni pubblicazione di questa o quella band è fondamentale o per i collezionisti/completisti, per tutti gli altri invece, aprite i vostri sudati risparmi per lavori più utili.
Ed ecco quindi che un venticello biricchino soffia su un potenziale “9” trasformandolo in un “6”.

Recensione a cura di Seba Dall

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