Alien - When Yesterday Comes Around

Copertina 7

Info

Anno di uscita:2025
Durata:53 min.
Etichetta:Pride & Joy Music

Tracklist

  1. IN THE END WE FALL
  2. IF LOVE IS WAR
  3. AMING HIGH
  4. STRANGE WAY
  5. WE ARE LIVING
  6. I BELONG TO THE RAIN
  7. I REMEMBER
  8. SIGNS
  9. FALL IN MY ARMS
  10. COMING HOME
  11. HEARTS ON FIRE
  12. WHEN YESTERDAY COMES AROUND
  13. AWARENESS (OUTRO)

Line up

  • Jim Jidhed: vocals
  • Tony Borg: guitars
  • Toby Tarrach: drums

Voto medio utenti

Nel 2020 gli Alien avevano provato ad andare “Verso il futuro”, ma francamente il tentativo non era stato particolarmente entusiasmante.
Oggi gli svedesi si trovano a doversi confrontare con gli impulsi di “Quando si ripresenta il passato” e devo dire che, almeno per chi li segue fin da quel favoloso debutto del lontano 1988, questi “rigurgiti” nostalgici hanno sicuramente giovato alla proposta musicale.
Mitigata la diffusa e un po’ “snaturante” muscolarità di “Into the future”, questo nuovo “When yesterday comes around” riavvicina i nostri ai sentieri musicali a loro più congeniali, quelli dell’AOR “classico” di stampo nordico, genere, tra l’altro, alla cui definizione hanno fattivamente contribuito.
Un “ritorno all’antico” che non sconfessa del tutto l’ammirazione per i campioni dell’hard-rock (Rainbow su tutti) ma che al tempo stesso vede i Journey conquistare con una certa decisione il ruolo di sovrani ispirativi della situazione.
Ciò detto, la voce di Jim Jidhed non ha più l’intensità e la forza dei “tempi belli” e le canzoni non credo possiedano l’attanagliante tensione espressiva utile a sbaragliare una concorrenza melodica odierna davvero agguerrita e tuttavia il disco riconduce gli Alien nell’ambito dei “seniores” del rock ancora in grado di fornire prestazioni artistiche di buon livello, magari compensando con l’esperienza, la vocazione e l’intelligenza, qualche debilitazione vocale e creativa.
Una valutazione che trova immediata attestazione grazie all’elegante dinamismo dell’introduttiva “In the end we fall” e si conferma nella successiva “If love is war”, un avvolgente e spigliato numero “adulto” che riconcilia gli Alien con i loro “storici” estimatori.
Arrivati a “Aming high”, ecco riaffiorare la passione degli scandinavi per l’Arcobaleno più famoso del rock n’ roll e sebbene la celebrazione sia effettuata con buongusto e misura, preferisco il gruppo quando si affida ad atmosfere maggiormente sofisticate e soffuse, come accade nella crepuscolare “Strange way”.
We are living” mescola gli Europe con un mood sonoro non distante dal Glenn Hughes più “radiofonico” e su un’analoga lunghezza d’onda si pone pure l’energica “I belong to the rain”, impreziosita dal tocco “neoclassico” della chitarra di Tony Borg.
A questo punto i tempi sono maturi per una pausa romantica, rappresentata dalla Journey-escaI remember”, seguita da un’irruzione a tinte Deep Purple denominata “Signs”, e mentre “Fall in my arms” e “Hearts on fire” possiedono le caratteristiche necessarie per evocare un suggestivo flash-back nei sensi dei fedeli cultori della band, Blackmore e Dio rappresentano i principali riferimenti rilevabili nell’enfasi elegiaca di “Coming home”.
Conclusione riservata all’incedere avvolgente della title-track dell’opera e a “Awareness”, un breve outro strumentale (nuovamente parecchio Rainbow-iano) non molesto e tuttavia francamente accessorio nell’economia complessiva di “When yesterday comes around”.
(Fatalmente) lontani dai fasti insuperati (e insuperabili?) del loro passato più remoto, gli Alien riconquistano un po’ di quella credibilità e convinzione smarrite nella prova discografica precedente e si presentano nel rockrama contemporaneo con le qualità essenziali che si richiedono ad un onorabile “veterano” del settore.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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