Nel 2020 gli
Alien avevano provato ad andare “
Verso il futuro”, ma francamente il tentativo non era stato particolarmente entusiasmante.
Oggi gli svedesi si trovano a doversi confrontare con gli impulsi di “
Quando si ripresenta il passato” e devo dire che, almeno per chi li segue fin da quel favoloso debutto del lontano 1988, questi “rigurgiti” nostalgici hanno sicuramente giovato alla proposta musicale.
Mitigata la diffusa e un po’ “snaturante” muscolarità di “
Into the future”, questo nuovo “
When yesterday comes around” riavvicina i nostri ai sentieri musicali a loro più congeniali, quelli dell’
AOR “classico” di stampo nordico, genere, tra l’altro, alla cui definizione hanno fattivamente contribuito.
Un “ritorno all’antico” che non sconfessa del tutto l’ammirazione per i campioni dell’
hard-rock (Rainbow su tutti) ma che al tempo stesso vede i Journey conquistare con una certa decisione il ruolo di sovrani ispirativi della situazione.
Ciò detto, la voce di
Jim Jidhed non ha più l’intensità e la forza dei “tempi belli” e le canzoni non credo possiedano l’attanagliante tensione espressiva utile a sbaragliare una concorrenza melodica odierna davvero agguerrita e tuttavia il disco riconduce gli
Alien nell’ambito dei “
seniores” del
rock ancora in grado di fornire prestazioni artistiche di buon livello, magari compensando con l’esperienza, la vocazione e l’intelligenza, qualche debilitazione vocale e creativa.
Una valutazione che trova immediata attestazione grazie all’elegante dinamismo dell’introduttiva “
In the end we fall” e si conferma nella successiva “
If love is war”, un avvolgente e spigliato numero “adulto” che riconcilia gli
Alien con i loro “storici” estimatori.
Arrivati a “
Aming high”, ecco riaffiorare la passione degli scandinavi per l’
Arcobaleno più famoso del
rock n’ roll e sebbene la celebrazione sia effettuata con buongusto e misura, preferisco il gruppo quando si affida ad atmosfere maggiormente sofisticate e soffuse, come accade nella crepuscolare “
Strange way”.
“
We are living” mescola gli Europe con un
mood sonoro non distante dal
Glenn Hughes più “radiofonico” e su un’analoga lunghezza d’onda si pone pure l’energica “
I belong to the rain”, impreziosita dal tocco “neoclassico” della chitarra di
Tony Borg.
A questo punto i tempi sono maturi per una pausa romantica, rappresentata dalla Journey-
esca “
I remember”, seguita da un’irruzione a tinte Deep Purple denominata “
Signs”, e mentre “
Fall in my arms” e “
Hearts on fire” possiedono le caratteristiche necessarie per evocare un suggestivo
flash-back nei sensi dei fedeli cultori della
band,
Blackmore e
Dio rappresentano i principali riferimenti rilevabili nell’enfasi elegiaca di “
Coming home”.
Conclusione riservata all’incedere avvolgente della
title-track dell’opera e a “
Awareness”, un breve
outro strumentale (nuovamente parecchio Rainbow-
iano) non molesto e tuttavia francamente accessorio nell’economia complessiva di “
When yesterday comes around”.
(Fatalmente) lontani dai fasti insuperati (e insuperabili?) del loro passato più remoto, gli
Alien riconquistano un po’ di quella credibilità e convinzione smarrite nella prova discografica precedente e si presentano nel
rockrama contemporaneo con le qualità essenziali che si richiedono ad un onorabile “veterano” del settore.
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