I finlandesi
Denominate ci regalano, tramite la nostrana
Dukstone, il loro terzo sigillo discografico, intitolato
Restoration; un lavoro che, a grandi linee, sembra ricalcare le orme di bands quali
Alkaloid,
Allegaeon,
Disillusion e
Obscura (tanto per avere dei punti di riferimento), con il loro sound che si colloca esattamente a metà strada tra progressive e death.
La band originaria di Oulou, si presenta con una line-up rimasta sostanzialmente invariata addirittura dall’anno della sua fondazione (2015), quindi con
Eetu Pylkkänen e
Kimmo Raappana alle chitarre,
Tuomas Pesälä al basso,
Joni Määttä alla batteria e
Ville Männikkö dietro al microfono.
Sotto il profilo squisitamente qualitativo, la proposta dei
Denominate appare convincente sin dall’inizio, per merito di composizioni genuine ed incisive, avvolte da un alone costante di drammaticità, caratterizzate da trame melodiche valide e ben articolate, incastonate all’interno di una robusta struttura musicale ed esaltate da una sezione ritmica irregolare, piena zeppa di tempi sincopati.
In questi casi tuttavia, il pericolo più grosso in cui ci si può imbattere, è quello di dar luogo ad un album eccessivamente monolitico e regolare nel suo incedere, invece i finlandesi riescono a scongiurare il suddetto rischio, dimostrandosi particolarmente abili nel trovare delle soluzioni alternative, concretizzatesi attraverso arpeggi malinconici ed eleganti (si pensi alla title-track), oppure fraseggi in cui regna sovrana la musicalità (ne sono validi esempi
The Cistern, oppure la malinconica
Of Passing) o, al contrario, improvvise sfuriate di rabbia incontrollata (come nella feroce
Husk), ma anche inattesi cambi di ritmiche (
The Loathe Process), o banalmente, ricorrendo a delle semplici, ma efficaci, chitarre acustiche (vedasi
Liminal).
Tutti questi elementi contribuiscono ad interrompere la linearità della proposta dei
Denominate che, a sua volta, in tal modo, assume dei connotati molto più eterogenei, rivelandosi coinvolgente ed emotivamente intensa.
Restoration infatti, pur essendo composto solamente da 6 tracce, è un susseguirsi di brani dalla struttura cangiante, la cui durata, non scende mai sotto i 6 minuti, trasmettendo una buona dose di pathos e soluzioni melodiche che riescono sempre a lasciare il segno, non solo per merito delle chitarre, in grado di essere contemporaneamente aggressive e musicali, ma anche della voce incisiva (sia nel growl, che nel clean) di
Ville Männikkö, mentre i tempi dispari sono la classica ciliegina sulla torta di un disco dove tutto è al posto giusto, capace di essere graffiante ma, al tempo stesso, anche intimo ed, a tratti, elegante.
Se proprio dobbiamo trovare il pelo nell’uovo, qualche virtuosismo in più non avrebbe guastato ma, considerando che le bands sopraccitate fanno delle abilità dei singoli musicisti il loro marchio di fabbrica, i
Denominate saggiamente puntano più sull’aspetto emotivo, rispetto a quello meramente tecnico, delineando cosi la loro personale identità musicale.
Restoration si rivela dunque un buon album, almeno per gli amanti di tale genere ibrido; è un lavoro sentito e mai scontato, in cui l’ascoltatore si sente costantemente coinvolto emotivamente e forse, proprio quest’ultimo aspetto, considerando anche i precedenti full-length dei finlandesi, è il vero e proprio valore aggiunto del disco, in cui è palese la maturazione compositiva compiuta negli ultimi anni dai
Denominate.
Bravi.