Copertina 7

Info

Anno di uscita:2026
Durata:28 min.
Etichetta:Sharkhound

Tracklist

  1. ONE THOUSAND YEARS FROM NOW
  2. KAIKŌURA LIGHTS
  3. OUIJA
  4. UNHOLY UNION
  5. YOU’LL BE HAPPY
  6. CATARACT
  7. LAZARUS

Line up

  • William Saunders: guitar
  • Cormac Ferris: vocals
  • Jedaiah Van Ewijk: bass
  • David McGurk: drums

Voto medio utenti

Da un lato l’energia stordente dello stoner, dall’altro le inquietudini del grunge, sospese tra tentazioni affabili e bagliori “rumoristici” … sono questi i principali elementi costitutivi di “Soothsayer”, nuovo full-length dei Planet Hunter, quartetto neozelandese che non esito a definire una “sorpresa” parecchio intrigante nell’ambito di questi specifici territori stilistici.
A tale considerazione contribuisce ovviamente anche il mancato contatto con il debutto “Moscovium” del 2020, e mentre mi riprometto di recuperarlo quanto prima, non posso che consigliare l’opera in questione a chi è in grado di apprezzare una sorta di fusione tra Clutch, QOTSA, Kyuss e Nirvana (o primi Bush, qualora la citazione del gruppo più “popolare” del cosiddetto Seattle sound v’infastidisca ...), a cui associare qualche rimando al nevrotico crogiolo sonoro dei Melvins.
Attitudine, intensità e anche “canzoni”, insomma, interpretate con efficacia e pathos da Cormac Ferris, in possesso di una laringe dotata di una certa personalità.
One thousand years from now” è un ottimo modo per dimostrare le qualità del gruppo nel dosare i suddetti componenti espressivi e se “Kaikōura lights” accentua la porzione squisitamente grungiarola della questione, “Ouija” frulla in maniera ancor più peculiare le diverse suggestioni soniche, sfoderando una struttura armonica al tempo stesso visionaria, pulsante, catartica e seducente.
Unholy union” è un bel macigno caleidoscopico e magnetico, seguito da quello che considero il best in class della raccolta, titolo “You’ll be happy” e presa emotiva garantita da un clima acido, frammentato, scuro e rabbioso.
Le avvolgenti e oblique spire psych della possente “Cataract” e il titano Kyuss-ianoLazarus” aggiungono ulteriore tensione sensoriale ad un albo stringato, ma non per questo poco convincente, che pone i Planet Hunter, provvisti di mezzi tecnici, ispirazione e di una giusta dose d’eclettismo, tra i gruppi meritevoli di rimarchevole considerazione.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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