La ricetta è risaputa, ma il dosaggio degli ingredienti, per la riuscita della pietanza, non è così semplice come potrebbe sembrare.
Di cosa sto parlando? Del
rock n’ roll, in particolare di quello più
catchy, screziato di
glam,
southern e magari pure di un pizzico di
punk melodico.
Una “vivanda” sonica che per soddisfare il commensale esigente deve prevedere ritornelli orecchiabili e non stucchevoli, sapidi impulsi ritmici, voci “virilmente” ammalianti e una bella dose di stuzzicante carica espressiva.
E allora diciamo subito che i norvegesi
Kardang con questo “
Bad mistake” hanno affinato ulteriormente le loro già spiccate qualità di
chef del settore, sfornando un disco da gustare dall’inizio alla fine proprio come si potrebbe fare con un piatto di spaghetti al pomodoro preparato a regola d’arte.
Ok, la metafora culinaria non è particolarmente “originale”, e forse nella scelta di utilizzarla c’entra il mio rapporto difficile con la dieta, e tuttavia mi auguro che possa essere funzionale a trasmettere al lettore il senso di appagamento che procura l’ascolto di questa raccolta di canzoni “facili” e disinvolte, figlie “legittime” di AC/DC, Cheap Trick, Sweet, Thin Lizzy, Hanoi Rocks e Lynyrd Skynyrd.
“Roba” di certo non sovversiva, eppure nelle mani dei nostri ancora una volta assai coinvolgente, in cui tutti gli elementi musicali risultano ben distribuiti ed efficaci, a partire dall’attraente cantato di
Chris Williams, una sorta di
Mike Tramp che ha preso lezioni di canto da
Bryan Adams (o viceversa, se preferite).
Anche il resto “funziona” alla grande, le chitarre ruggiscono e avvincono, la sezione rimica palpita in modo preciso e le melodie sono memorizzabili in maniera istantanea e piuttosto duratura.
Un’incisività sensoriale inaugurata dal “tiro sudista” della
title-track dell’opera e proseguita da “
We don’t live in the 80’s anymore” che, a dispetto del titolo, sfodera una di quelle strutture armoniche tra il malinconico e l’adescante che “andavano per la maggiore” proprio negli
eighties.
Con “
Out of my head” la seduzione continua con una sagace interpolazione tra
Billy Idol e
Hanoi Rocks, mentre “
Kids wanna rock ’n’ roll” aggiunge un frizzante
anthem d’ispirazione Kiss-
iana all’elenco del “già sentito” di buona fattura.
La ballata acustica "
Firefly” è anzitutto uno
showcase delle eccellenti dotazioni interpretative di
Williams, capace di trasformarsi in un granuloso
shouter, pilotando con perizia il sinuoso
boogie di “
I wanna get around” e “
Stand up” e poi gestendo con uguale disinvoltura un incalzante
radio-rock denominato “
War in my head”.
In “
Bad mistake” c’è ancora spazio per “
Hey Molly!”, un gradevole frammento di
glitterato power-pop, e per “
High hopes”, una bella “botta” finale che mescola le velleità dell’inno deflagrante con un velo d'inquietudine.
Padronanza tecnica, conoscenza e valorizzazione delle materie prime e dei loro relativi abbinamenti e innata passione fanno dei
Kardang gli ottimi cuochi della “
Antica Trattoria del Rock” con sede a
Flekkefjord … buon appetito!
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