Copertina 6,5

Info

Anno di uscita:2026
Durata:16 min.
Etichetta:Pride & Joy Music

Tracklist

  1. TIME TO DIE
  2. THE JIG-SAW MAN
  3. SHINE
  4. HOLD ON

Line up

  • Gabrielle De Val: vocals, backing vocals
  • Tommy Denander: guitar, bass, keyboards
  • Neil Anami: drums, percussion
  • Manuel Iglesias: backing vocals

Voto medio utenti

Prima di tutto una “certezza”: Gabrielle De Val è una cinefila dall’inconfutabile buongusto … dopo aver celebrato “Good morning Vietnam” in “I am the hammer”, nella title-track di questo nuovo Ep si lascia ispirare da un altro capolavoro della cinematografia planetaria come “Blade runner”.
Poi, però, mi tocca anche confermare le mie perplessità nei confronti delle capacità interpretative della chanteuse tedesco/spagnola, in contrapposizione, è giusto ribadirlo, con gran parte del “sentire comune” della scena di riferimento, che invece la ritiene una fuoriclasse della fonazione modulata.
La speranza che “Time to die” mi “aprisse gli occhi” (e le “orecchie”) non si è purtroppo concretizzata, anche se bisogna ammettere che la nostra se la cava piuttosto bene nel gestire il clima incalzante e vagamente poweroso del brano (che farà parte del prossimo album di Gabrielle, “Revolution”) dedicato al leggendario Roy Batty.
Quando si tratta, invece, di pilotare situazioni maggiormente melodiche e passionali, comincia ad affiorare qualche piccolo tentennamento nella tensione espressiva, e se nella gradevole “The jig-saw man” tali esitazioni sono tutto sommato quasi impercettibili, sono convinto che l’impatto emotivo di “Shine”, un numero di AOR sopraffino scritto da Tommy Denander, sia stato mitigato da una prestazione vocale non pienamente intensa e catalizzante.
Andiamo meglio nella ballatona “sinfonica” “Hold on” (presente anche in “Kiss in a dragon night”, in una versione differente), a cui contribuisce Mick Devine (Seven), ma francamente continuo a considerare Gabrielle De Val una cantante di buon valore, non ancora all’altezza delle migliori interpreti del genere.
Attendo con fiducia l’opportunità di cambiare idea … che sia proprio quel “Revolution”, dal titolo così promettente ed emblematico?
Recensione a cura di Marco Aimasso

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