Prima di tutto una “certezza”:
Gabrielle De Val è una cinefila dall’inconfutabile buongusto … dopo aver celebrato “
Good morning Vietnam” in “
I am the hammer”, nella
title-track di questo nuovo
Ep si lascia ispirare da un altro capolavoro della cinematografia planetaria come “
Blade runner”.
Poi, però, mi tocca anche confermare le mie perplessità nei confronti delle capacità interpretative della
chanteuse tedesco/spagnola, in contrapposizione, è giusto ribadirlo, con gran parte del “sentire comune” della scena di riferimento, che invece la ritiene una fuoriclasse della fonazione modulata.
La speranza che “
Time to die” mi “aprisse gli occhi” (e le “orecchie”) non si è purtroppo concretizzata, anche se bisogna ammettere che la nostra se la cava piuttosto bene nel gestire il clima incalzante e vagamente
poweroso del brano (che farà parte del prossimo
album di
Gabrielle, “
Revolution”) dedicato al leggendario
Roy Batty.
Quando si tratta, invece, di pilotare situazioni maggiormente melodiche e passionali, comincia ad affiorare qualche piccolo tentennamento nella tensione espressiva, e se nella gradevole “
The jig-saw man” tali esitazioni sono tutto sommato quasi impercettibili, sono convinto che l’impatto emotivo di “
Shine”, un numero di
AOR sopraffino scritto da
Tommy Denander, sia stato mitigato da una prestazione vocale non pienamente intensa e catalizzante.
Andiamo meglio nella
ballatona “sinfonica” “
Hold on” (presente anche in “
Kiss in a dragon night”, in una versione differente), a cui contribuisce
Mick Devine (Seven), ma francamente continuo a considerare
Gabrielle De Val una cantante di buon valore, non ancora all’altezza delle migliori interpreti del genere.
Attendo con fiducia l’opportunità di cambiare idea … che sia proprio quel “
Revolution”, dal titolo così promettente ed emblematico?
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