Copertina 7

Info

Anno di uscita:2026
Durata:41 min.
Etichetta:Wild Kingdom Records

Tracklist

  1. INTRUDER
  2. WE CAN GO HIGHER
  3. ROLLIN IN HOLLYWOOD
  4. RABBIT HOLE
  5. COME RAIN COME SHINE
  6. BLACK JONAS
  7. READY FOR THE GOOD TIMES
  8. DOWN
  9. VAMPIRE
  10. YOU LET THE DEVIL IN
  11. JANE
  12. STARSTRIPED WESTERN BOOTS

Line up

  • Olle Hillborg: vocals, harmonica
  • Jonas Petersson: guitars, vocals
  • Jojje Vamvatsicos: bass, vocals
  • Bentan: drums, vocals

Voto medio utenti

I Glorious Bankrobbers suonano sleaze-rock n’ roll, di un tipo (per semplificare) che mescola Rolling Stones e Hanoi rocks. E lo fanno discograficamente dal 1984, anche se la loro (effimera) popolarità l’hanno raggiunta nel 1989 con “Dynamite sex dose”.
Ritornati in auge grazie all’ondata di revival che ha investito il settore, hanno dimostrato di conoscere la materia meglio di altri, piegando gli inevitabili cliché al loro innato buongusto, supportato da un’adeguata competenza tecnica tutta scandinava.
Con tali presupposti era abbastanza improbabile che “Intruder”, il nuovo full-length degli svedesi, offrisse inenarrabili “sorprese” espressive, mentre constatare che la band continua a proporre la “sua” formula musicale con coerenza e pure con una certa “freschezza”, è certamente da considerare una buona notizia per chi ama queste sonorità.
Una sensazione di compiacimento rilevabile fin dalla title-track dell’opera, che conquista al primo contatto attraverso una forma di strisciante pop-metal che rimanda direttamente agli insegnamenti di un “certo” Alice Cooper.
Con “We can go higher” il clima sonoro diventa più sbarazzino e anthemico, per poi intingersi nei groove glitterati dei T-Rex, aggiornati senza intemperanze in “Rollin in Hollywood”.
Rabbit hole” è un buon saggio di spigliato R n’ R tra Poison e The Quireboys, “Come rain come shine” è un’efficace celebrazione Stones-iana e dopo tante commemorazioni del “passato remoto”, i Glorious Bankrobbers attestano, con il fosco tocco grungy di “Black jonas” di padroneggiare bene anche il “passato prossimo” del Rock.
Si procede spediti con la grintosa e incalzante “Ready for the good times”, per poi passare ad una “Down” che attinge alle atmosfere trascendenti di certi The Who per realizzare un pulsante e adescante numero sonico.
Un paio di discreti filler, denominati “Vampire” e “You let the devil in”, fungono da prologo alla sinfonica ballata Bowie-ianaJane” e a una “Starstriped western boots” che ancora una volta sfrutta il “vetusto” canovaccio del blues n’ roll per attivare in maniera vivace l’apparato sensoriale dell’astante.
I Glorious Bankrobbers, a dispetto del titolo del loro album, sono dunque tutt’altro che degli “intrusi” nel rockrama contemporaneo e anzi, a differenza di qualche “nostalgico” che interpreta gli stereotipi con eccessiva artificiosità, hanno pieno diritto di debita e meritoria frequentazione.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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