Un nome nuovo si aggiunge nel già vastissimo panorama della “
New Wave Of Traditional Swedish Heavy Metal”!
E’ quello dei
Templar che, dopo i vari
Ambush,
Century,
Portrait,
Air Raid,
Trial (e chissà quante altre bands sto omettendo, “
mea culpa, mea maxima culpa”), senza dimenticare
Enforcer,
Sorcerer e
Grand Magus (autentici precursori di tale movimento), conquistano le luci della ribalta di questo inizio 2026, con il loro impetuoso esordio discografico.
Tuttavia,
Conquering Swords, uscito per la
Jawbreaker Records, piuttosto che ispirarsi ai “padri fondatori” del metallo svedese (quindi a
Heavy Load,
Axewitch,
Overdrive ecc…), rivolge le sue attenzioni oltre il Mare del Nord, verso la NWOBHM, compiendo cosi idealmente, la medesima traversata di cui si resero protagonisti i loro antenati vichinghi, nel tentativo di conquistare l’Inghilterra (non ancora cosi chiamata, a dire il vero).
Pertanto, il debutto dei
Templar profuma innanzitutto dei primi
Iron Maiden (quelli più sgraziati che "sapevano di strada" dell’indimenticabile ”era Di Anno”), ma anche di
Black Sabbath,
Judas Priest oltre che, di
Saxon,
Angel Witch,
Diamond Head…insomma, avete capito il concetto.
La produzione di
Conquering Swords è volutamente “retro”, nel palese tentativo di ricreare le medesime atmosfere polverose e, al tempo stesso, magiche di quegli anni e il risultato, per quanto anacronistico, coincide effettivamente con la realizzazione di un sound talmente puro, da risultare quasi grezzo, tuttavia efficace, il cui cuore pulsante, sembra provenire direttamente dagli umori frustrati della gente comune.
Insomma, i
Templar hanno fame di sano metallo e cercano di soddisfare il loro appetito attraverso le chitarre sporche di
Gustav Harryson e
Teddy Edoff, tramite la batteria chirurgica di
Mille Lundström, o per mezzo del corposo basso di
Isak Neffling che si occupa anche delle vocals, marchiandole a fuoco con un timbro non particolarmente aggraziato, ma efficace, per lo stile dei Nostri.
Le composizioni si distinguono per la loro genuinità e il loro taglio decisamente maligno, tanto da sembrare animate da inquietudini e insoddisfazioni interiori che bramano vendetta, sfociando in tracce dal sapore epico (
Witchking,
Shipwreck o la stessa title-track), ma anche spigolose (
Excalibur e
Exiled In Fire), e dall’andamento talvolta schizofrenico (
Rainbow’s End), o dalle atmosfere sulfuree (
White Wolf) e, a tratti, anche mistiche, come avviene in occasione di
The Sorceress.
I
Templar non inventano assolutamente nulla e, men che meno, si prestano a particolari sperimentazioni, eppure
Conquering Swords è un disco veramente "TRUE" che, pur essendo tipicamente "OLD SCHOOL", suona sorprendentemente fresco!
La bravura della band di Stoccolma risiede nella sua abilità di saper reinterpretare diversi elementi della tradizione, forgiando con un’assoluta purezza di spirito, il proprio personale stile compositivo, che presumibilmente, sotto il profilo creativo, non farà mai urlare al miracolo, ma comunque, è più che sufficiente per realizzare dischi di cuore, di "pancia" e soprattutto, di ottima fattura.
In fondo, per essere un esordio, va bene cosi!
Per lo meno, a me va benissimo cosi! E a voi?
Lasciate che le spade del Templare di Stoccolma conquistino anche le vostre anime!