Intimamente legati alla scena ed alla cultura catalana, forti di una attitudine fieramente anti fascista, fanno il loro esordio discografico i
Sotabosc con
"El Batec dels Maquis", album rilasciato dalla
Dunk!records, oggetto della mia disamina odierna.
Tralasciando il fatto di voler esporre le proprie idee politiche con la musica, cosa che non ho mai capito cosa centri con la musica stessa, devo riconoscere che questo primo parto discografico è un buonissimo esempio di post black metal dal taglio malinconico e dalle atmosfere sognanti che, in omaggio alla tradizione estrema del Quebec, si fondono con la violenza delle trame di chitarra e con lo scream disperato di
David Rodríguez, autore di una prova di spessore perchè perfettamente integrata nell'estetica di un lavoro nebbioso, orgoglioso e, a tratti, molto evocativo.
I
Sotabosc non possono dirsi particolarmente originali dato che seguono canoni ben precisi, tuttavia la loro proposta, con i suoi connotati atmosferici e con i suoi intarsi tendenti a certo depressive, si dimostra efficace nel cesellare le giuste melodie e nel colpire l'ascoltatore tanto con l'asprezza delle parti più tirate, quanto con l'eleganza di quelle più ragionate e maggiormente suggestive, in un gioco di equilibrio che trova il suo climax nella conclusiva
"El batec dels Maquis / Records vius en la foscor", brano di oltre 17 minuti, verra summa di tutte le sfaccettature di un gruppo molto abile nella stesura della sua musica e fermamente coinvolto in quello che fa, elemento, quest'ultimo, che contribuisce al temperamento fortemente passionale di tutto l'album.
Sono sicuro che il pubblico incline alle sonorità estreme ma, non per questo, scevre da un approccio finemente armonico, saprà cogliere la bontà di questo lavoro ed immergersi nel suo mondo di chiaroscuri non solo ben dipinti ma, indubbiamente, affascinanti e ricchi di emozione.
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