Questo album mi ha fatto veramente piacere ascoltarlo, da leccarsi le orecchie per evitare i versi o i vari muggiti di presunti artisti del festival nazionalpopolare più famoso d’italia.
Codesti musicanti, alfieri del death/doom ma non solo, debuttando con questo terzo album per la lodevole e storica
Hammerheart Records e lo fanno in maniera egregia.
Non inventano nulla ma sanno aggiungere qualche ingrediente veramente piacevole alla mistura che richiama i primi anni 90 quando il genere generava perle a nome
Paradise Lost e
My Dying Bride.
Perchè mi vengono in mente questi due nomi? Perché l’influenza dei britannici si percepisce, basti ascoltare l’apertura “
Senseless death” con quel riffing pesantissimo ed il climax opprimente generato, ma al contempo ascoltate la parentesi pulita, profonda e poi mi direte.
Ma non c’è solo questo, perché il quintetto aggiunge una nota vampiresca in “
Elixir” ma soprattutto una nota epica e drammatica, quasi che i
Candlemass abbiano fatto capolino in “
Every day more sickened” oppure la conclusiva “
Departed” dove oltre a questo incentivo epicheggiante ma severo nella cadenza doom c’è una conclusione che è una sferzata black metal, con un riff che richiama la scandinavia e non solo per l’uso del tremolo picking.
Perciò un gran bel terzo album che desterà più di un ascoltatore, senza dubbio un bel biglietto da mostrare e fa certamente tremare chi è lassù assiso sul trono del genere.
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