Secondo capitolo discografico per i greci
Distorted Reflection, creatura musicale partorita dalla mente del chitarrista-vocalist
Kostas Salomidis (ex
Sorrows Path).
Doom Zone, uscito (come il debutto) per
Iron Shield Records, ci propone un doom metal profondo e tutt’altro che ipnotico e pachidermico, come sovente impongono i classici canoni stilistici del genere, ma anzi, al contrario, il disco mostra un’invidiabile esuberanza compositiva.
L’album si snoda, attraverso la chitarra tagliente di
Kostas e mediante una sezione ritmica, per lo più, a tempi dispari, che trova la sua consacrazione nella batteria irregolare di
Thomas Zen e nel corposo suono di basso affidato, non a caso, alle cure di
Vangelis, bassista dei progsters ellenici
Fragile Vastness, quindi già avvezzo a tempi sincopati e tecniche simili.
Le trame melodiche sono di buona fattura e si rifanno, spesso e volentieri, a motivi orientaleggianti (vedasi brani quali
Love On Earth,
Certain Death o
Tower Of Dreams, con il suo dinamismo crescente), mentre, in altre circostanze, la band sembra puntare maggiormente su suadenti dissonanze (come nella sulfurea
Gates Of Paranoia e nella veemente
Asphyxiating), o su atmosfere decadenti ed angoscianti (
3000 A.D,
My Second Father, Diminished, The Final Attempt), totalmente in linea con la tradizione del genere, nonché con la principale tematica trattata nelle lyrics, ovvero la morte.
Ad ogni modo, l’elemento che maggiormente colpisce nel sound dei
Distorted Reflection è il suo dinamismo a livello di song-writing che, da un lato viene incorniciato all’interno di una corposa solidità musicale e, dall’altra parte, si rivela in ogni momento efficace, riuscendo a farsi strada, a poco a poco, quasi di soppiatto, nel cuore sempre più tenebroso, dell’ignaro ascoltatore.
Doom Zone è un bel disco, che farà sicuramente felici gli amanti del doom (e non solo).
Si tratta di un lavoro caratterizzato da una costante intensità compositiva, in cui i
Distorted Reflection, si rivelano particolarmente abili nell’amalgamare differenti sfumature compositive, che però, dal canto loro, non cercano mai di affermarsi prepotentemente le une sulle altre, ma convivono armonicamente tra loro, mostrandosi sempre rigorosamente ligie al proprio dovere, nel rispetto di quei principi-cardine che stanno alla base del cuore pulsante del genere.
Insomma, che si tratti di classic, power, prog, doom, o anche di metal estremo, la Grecia continua a non sbagliare un colpo!