Copertina 7

Info

Anno di uscita:2025
Durata:57 min.
Etichetta:Rockwall Records

Tracklist

  1. LIGHT YEARS FROM HERE
  2. RIDIN‘
  3. WE WILL BE ROCKIN‘ ON
  4. FIRST NATIONS ROCK
  5. ANOTHER TREASON
  6. COMIN‘ HOME
  7. TO THE EDGE OF THE WORLD
  8. ALL THROUGH THE NIGHT
  9. FIRE!
  10. THERE COMES A TIME
  11. THE WORLD‘S ON FIRE
  12. I STILL CAN’T SAY GOOD-BYE
  13. BACK TO BACK
  14. SHOUT IT OUT

Line up

  • Michael Sommerhoff: vocals, guitar
  • Peter Wagner: guitar, vocals
  • Tom Frerich: keyboards
  • Jens Heisterhagen: bass
  • Dirk Sengotta: drums

Voto medio utenti

Nati trent’anni fa come cover band degli Status Quo, i tedeschi Piledriver nel loro quinto disco in studio dimostrano che l’hard-rock, quello fedele alle sue nobili e intransigenti leggi, non necessita di orpelli spettacolari per destare ancora l’interesse dei suoi tanti estimatori.
Per raggiungere tale obiettivo, sono però necessarie una forma d’innata attitudine, energia, cultura e buongusto melodico, tutte qualità che ritroverete in “First nations rock”, in cui la lezione di AC/DC, Nazareth, UFO, Thin Lizzy e degli stessi Status Quo, trova una felice applicazione.
Aggiungiamo un pizzico degli Accept e degli U.D.O. (produce Stefan Kaufmann) meno “burrascosi” ed otteniamo una raccolta di canzoni forgiate su canoni classici, ma parecchio godibili, soprattutto quando si affidano ad un sound sanguigno e pulsante.
I tentativi di diversificare e “addolcire” il canovaccio stilistico (vedasi gli umori folk di “Comin‘ home” o le ballate “There comes a time” e “I still can’t say good-bye”) appaiono, infatti meno convincenti dei momenti in cui il songbook del gruppo consente all’ugola granulosa di Michael Sommerhoff, alle chitarre vibranti di Peter Wagner e al poderoso duo ritmico formato da Jens Heisterhagen e Dirk Sengotta di esprimere tutta la loro carica viscerale, impreziosita dal tocco sapiente delle tastiere di Tom Frerich.
La tensione in “crescendo” di “Light years from here”, la rombante “Ridin‘”, il contagioso groove boogie-rock di “We will be rockin‘ on” e della title-track e poi ancora la sferzante “To the edge of the world” e gli anthemsAll through the night”, “Fire!” e "The world‘s on fire”, sono ottimi esempi di cliché gestiti con la giusta dose di acume e vitalità, scongiurando così il rischio della sterile “fotocopia sonora”.
Lo scanzonato clima blues n’ roll di “Another treason”, le accelerazioni di "Back to back” e il mix Led Zeppelin / B.O.C. di “Shout it out” concludono le annotazioni di un’opera in cui istinto ed esperienza si combinano per offrire all’astante un tipo d’intrattenimento “familiare” e appagante … si astengano pure i cinici intellettuali e i cacciatori indefessi dell’originalità.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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