Ricordo bene come nel 2013 le mie aspettative fossero altissime nel pregustarmi l'esordio dei
Death Dealer, quel "War Master" dove si erano rifugiati musicisti come i due ex Manowar
Ross The Boss e
Rhino, e con loro il cantante dei Cage
Sean Peck, il chitarrista
Stu Marshall (Empires of Eden) e il bassista
Mike Davis (ex Lizzy Borden e Halford).
Ora Rhino e Davis non ci sono più, sostituiti rispettivamente da
Steve Bolognese (un passato nei Baptized in Blood, Ross the Boss e Them) e da
Mike LePond (Symphony X ed una miriade di diverse collaborazioni all'attivo), e nel frattempo i
Death Dealer hanno realizzato altri due album, "Hallowed Ground" (2015) e "Conquered Lands" (2020) oltre all'EP "Fuel Injected Suicide Machine" (2021) prima di approdare a questo "
Reign of Steel", il loro quarto full length uscito per la
Massacre Records.
"
Reign of Steel", diciamolo subito... come già il loro esordio non riesce ancora a fare breccia nelle mie aspettative. Certo la partenza è rovente con quella "
Assemble" che sfida gli Agent Steel sul fronte della velocità e degli acuti, campo nel quale
Sean Peck è indubbiamente preparato, e restiamo più o meno da queste parti con le seguenti "
Devil's Triangle" e "
Riding on the Wings", anche se i
Death Dealer qui scalano un paio di marce piazzando anche un bel break rallentato e pure qualche coro accattivante.
Si torna a correre con "
Bloodbath", che ha qualcosa degli Hallow's Eve di "Death & Insanity" che si approcciano alla priestiana "Painkiller" dopo aver ascoltato "Burnt Offering" dei Testament, ma eccoli poi rallentare nella tutto sommato dignitosa power ballad "
Raging Wild and Free", poi brani come "
Blast the Highway" o "
Dragon of Algorath" riprendono la rielaborazione priestiana già portata avanti dai Primal Fear. Tuttavia, non sempre si ottiene il risultato voluto come in occasione di "
Compelled", mid-tempo penalizzato anche da discutibili scelte a livello dei cori, o dell'ambiziosa ma tediosa "
Sleeping Prophet" che, pur pregiandosi anche di un momento solista di Mike LePond, sfila via senza lasciare il segno, cedendo il passo alla conclusiva "
Reign of the Night", che chiude l'album alzando i toni ma senza ulteriori entusiasmi.
Alla fine, la sensazione resta quella di aver ascoltato un combo di ottimi musicisti alla presa di una serie di canzoni non sempre ben focalizzate e con diversi passaggi forzati, dalla resa sonora troppo elaborata e plasticosa, scelta che penalizza soprattutto la prova di
Steve Bolognese.
Detto questo, auguriamo il meglio a
Ross "The Boss" Friedman, al quale è stata recentemente diagnosticata la Sclerosi Laterale Amiotrofica.
Metal.it
What else?
Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?