Non userò molti giri di parole per descrivere
"Gwenojennoù an Ankounac'h", ritorno discografico, a ben otto anni di distanza dal debut, dei bretoni
Möhrkvlth, qui con una lineup completamente nuova a parte il fondatore
Grégory Person: questo album è splendido, e lo dico con tutto il pressappochismo di cui sono capace (secondo l'opinione di taluni).
Chiuderei qui la recensione e vi inviterei a comprare (lo fate ancora?) il CD o il vinile, ma non farei bene il mio "lavoro", non vi pare?
Allora, mi sforzerò di essere più minuzioso possibile cercando di farvi immergere nella musica di un gruppo che, a mio parere, vive fuori dal tempo ed ha la capacità, non scontata, di distribuire emozioni.
Immaginate una cavalcata al tramonto verso luoghi lontani, in un'epoca antica in cui i valori erano altri rispetto ad oggi, assaporate i gusti della natura che vi circonda, ricreate nella vostra mente una atmosfera malinconica ma orgogliosa, in grado di farvi sentire in sintonia con tutto quello che vi sta attorno, "dipingete" il tutto con colori tenui squarciati, qui e la, da tonalità più vivide, ed avrete, se siete stati bravi, una idea di questo album.
Metal estremo, di chiara matrice pagana ed epica, che si fonde, come la nebbia tra gli alberi, con il gelido soffio del Black più viscerale (tanto scandinavo, quanto canadese), tracciando magnifiche melodie magniloquenti sostenute da cori stentorei e bilanciate da una brutale capacità di fendere l'aria con la belligeranza degli intrecci di chitarra e della rabbiosa voce che narra di guerra, di orrori del passato, di persone abbandonate, di vita rurale e della stagione fredda tra miti e leggende.
Questo è
"Gwenojennoù an Ankounac'h", un lavoro, il cui titolo vuol dire
"Sentieri dell'Oblio", con il quale i
Möhrkvlth creano un universo sonoro fortemente tradizionalista e indicano la strada da seguire quando si volesse suonare Black Metal come linguaggio universale che può segnare, profondamente, l'animo di ogni essere umano dotato di cuore con la magia delle sensazioni che riesce a veicolare.
Adesso, è davvero giunto il momento di comprare questo piccolo gioiello, e non perchè ve lo suggerisco io, ma perchè i brani che andrete ad ascoltare, lunghi ed articolati, (con il climax emozionale della conclusiva,
strepitosa, "Aux Songes De L'Hiver" che vi strazierà a lungo...) sono merce rara e, per questo, ancora più preziosa in un mondo, quello moderno, fatto solo di immagine e meschine idee di squallido qualunquismo.
Chapeau
Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?