Non sono sicuramente prolifici, visto che in quindici anni di attività i finlandesi
Wolfshead hanno registrato appena un paio di demo, un EP e l'album d'esordio ("Leaden" uscito nel 2017), cui sul finire del 2025 danno seguito con questo "
II: Ravings from the Gutter".
Ma anche a livello di produzione non siamo certo su alti livelli di qualità, e se avete presente le prime uscite della Neat o della Ebony, beh... siamo da quelle parti, e questo è indubbiamente un limite che penalizza le canzoni di "
II: Ravings From The Gutter". Certo il proto-Doom/Heavy Metal che propone la formazione di Oulu (nella Finlandia settentrionale) non è che necessiti di suoni brillanti e bombastici, ma il primo approccio con l'opener "
All the Colours of the Dark" non è dei più felici, prima per un fin troppo insistito incipit strumentale, poi, quanto il brano prende vitalità con quel sound greve ed ossianico ben sostenuto dal basso di
Vesa Karppinen, il tutto viene penalizzato da una resa sonora alquanto deficitaria. Ed è un peccato perché la proposta dei
Wolfshead ci riporta nei primi anni '80, tra la più fumosa N.W.O.B.H.M. e la pesantezza del Doom, la stessa fonte cui si abbevera la seguente "
Granite", comunque più melanconica e languida dell'opener, accorgimenti che penalizzano il frontman
Jyrki Hakomäk, che se la cava decisamente meglio nei momenti più riottosi (dove mi vengono in mente i Motorhead) del brano. E, infatti, il cantante finlandese paga dazio anche nelle prima battute di "
Cold Offerings", per poi riprendersi nei seguenti chiaro scuri che chiamano in causa formazioni come Pentagram, Danzig, Warfare e Mercyful Fate. Dopo la più immediata "
Night Strutter", con le chitarre graffianti (e gracchianti) di
Ari Rajaniem a reggere il gioco, si torna a regimi ridotti con le venomiane "
Mars, the Scourge of Man" e "
Dead in the Gutter" (per quest'ultima incrociamo la strada anche con Candlemass e Danzig), intervallate da un paio di brani maggiormente strutturati ed articolati come "
Theatre of Blood" e "Wolven Indigo", dove mi pare di cogliere un
Hakomäk nuovamente in affanno.
Luci e ombre, ma "
II: Ravings From The Gutter" è tutt'altro che un album banale, anzi cresce poi con gli ascolti, tuttavia, non mi ha convinto del tutto, soprattutto nella prova vocale di
Hakomäk.
Probabilmente è più colpa mia che dei
Wolfshead.
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