Nuovo disco per gli australiani
Stepmother e nuova manciata di suoni grezzi, accattivanti e viscerali, sulla scia di Radio Birdman, Blue Cheer, The Stooges e The Damned.
Tutta “roba” più che classica, insomma, che però nelle sapienti mani di
Graham Clise e dei suoi
pards evita di poter essere definita “trita e ritrita” in virtù di un’attitudine innata, di quelle che molti altri
revivalisti contemporanei si possono solo sognare.
Volendo evitare il ricorso al concetto “vocazionale”, enigmatico e astratto, potremmo semplicemente affermare che “
Absurdus manifestus” è la manifestazione espressiva di un trio di musicisti competenti, che si diverte e diverte macinando
rock n’ roll rumoroso,
garage e
punk nella loro forma più vera e istintiva, senza pretese “innovative”, ma con una forza espressiva che scuote i sensi anche di chi è ampiamente assuefatto a questi “antichi” suoni.
Bisogna, infatti, appartenere alla categoria
rockofila dei cinici intellettuali per non lasciarsi irretire da una pletora di melodie istantanee e cori contagiosi, immersa in un crogiolo di scansioni ritmiche pulsanti e di chitarre distorte e anfetaminiche.
Il tutto abilmente mescolato e con un approccio persino leggermente “variegato” (vedasi, ad esempio, la fugace dissertazione
psych di “
Space invader” o il tocco
radio-friendly di “
End of the line”, che potrebbe addirittura interessare gli estimatori dei Foo Fighters), per un ascolto complessivo che anche quando aggiunge all’elenco dei numi tutelari Rolling Stones (“
Slice of life”, “
Nothin'”) e Them (“
What's new”) appare sempre coinvolgente e focalizzato.
La musica degli
Stepmother è energica, intensa e ricreativa e per “capirla” a fondo non sono necessari sforzi particolari … basta alzare il volume … facile no?
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