A tre anni di distanza dal discreto esordio
End Of Silence, tornano i tedeschi
Sons Of Eternity, con il loro melodic metal dalle venature power che, in quel caso, si era rivelato incisivo e decisamente convincente.
Tuttavia, il nuovo
Human Beast, uscito sempre per
Massacre Records, non riesce a bissare l’efficacia compositiva del debutto, vuoi per una maggiore propensione del sound verso la melodia, a scapito della sostanza, vuoi anche, per una certa carenza creativa che, a sto giro, denotano i teutonici.
Formalmente impeccabili le singole prestazioni di tutti i musicisti, con l’inconfondibile timbro graffiante di
Matthias Schenk a farla da padrone, mentre le chitarre di J
onas Rossner e
Matthias Kirchgessner, pur regalando buoni spunti e qualche riff degno di nota, non mordono come nel debutto, sebbene il comparto ritmico, affidato ai soliti
Thomas Abts (batteria) e
Freddy Müller-Schartl (basso), faccia degnamente il suo, risultando sempre corposo, come in passato.
Human Beast è pieno di alti e bassi, proponendo anche episodi piacevoli, come le pungenti
Forever e
Fight, oppure la conclusiva
Abyss Of Life, brani in cui i
Sons Of Eternity sembrano più ispirati, trovando il perfetto bilanciamento tra musicalità e sostanza, ma si tratta di un equilibrio assai precario, reso ancor più fragile da un appannamento compositivo, che induce la band a incappare in una scrittura un po' ripetitiva e scolastica.
Inoltre, come si diceva , la sensazione è quella di un generale ammorbidimento del sound; le venature power di cui sopra, virano verso un rock melodico, alcuni refrains si rivelano eccessivamente stucchevoli e vogliono risultare “strappalacrime a ogni costo” trovando la loro consacrazione nella prevedibilissima ballad
When Fantasy Dies.
Insomma, pur non essendo al cospetto di un brutto disco, ma piuttosto di un lavoro incostante e, a tratti gradevole, è innegabile che le aspettative, almeno a detta di chi scrive, erano decisamente superiori.
Stavolta i
Sons Of Eternity non riescono a lasciare il segno, come nell’esordio.
Qualche brano leggermente più indovinato degli altri e qualche schitarrata un po' più ruvida, non sono comunque sufficienti a scuotere a dovere l’ascoltatore, il quale invece, rimane inevitabilmente impassibile dinnanzi a un disco come
Human Beast che, a per quanto gradevole, risulta sostanzialmente innocuo.
Considerando le potenzialità della band, è lecito attendersi molto di più.
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