Copertina 7,5

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2026
Durata:37 min.
Etichetta:Apocalyptic Witchcraft Recordings

Tracklist

  1. LORDS OF MISRULE
  2. A FUTILE EXHORTATION
  3. REVANCHISM
  4. A THIEF IN THE HEART OF MAN
  5. THE FESTERING TRIAD
  6. A LINE OF BLOOD DRAWN IN SAND
  7. BY THE WILL OF THE GOAT
  8. THE RITE OF DEGRADATION

Line up

  • Gloom: vocals
  • Pandora: bass
  • XI: drums
  • Snjór: guitars
  • VVoid: guitars

Voto medio utenti

Dal precedente album, uscito in piena pandemia, sono passati ben sei anni, durante i quali non sappiamo cosa abbiano fatto gli australiani Graveir, ma che, di certo, non hanno minimamente intaccato la carica di odio e "desertica" misantropia che innervano la loro musica.
Il nuovo "The Festering Triad", infatti, con il suo andamento quasi mai troppo veloce (sebbene non siano assenti furiosi blast beats), ti prende alla gola, ti soffoca e non ti lascia respirare per "merito" di composizioni dal sapore sludge e post metal, caratteristiche, che si innestano su una base black metal che ha molto poco di umano e che, lo ripeto, manifesta una chiara pulsione di misantropia da parte di un gruppo lontano da ogni stereotipo e, dannatamente, estremo in ogni sua inflessione.
Ascoltare i Graveir non è una esperienza rassicurante ne "facile": il senso di claustrofobia che si respira nella loro musica, così come l'atonalità delle delle strutture melodiche (in ogni caso presenti sotto la sabbia), concorrono a creare un magma denso, sinistro e cattivo che vi farà sentire in balia degli eventi e soli nel bel mezzo di un luogo isoltato e ricco di ogni sorta di pericoli, un luogo, non tanto immaginario, avvolto in un'aura di maestosità decadente che avanza, attraverso passaggi sonori contorti e ricchi di ansia, fino al finale di un pezzo come "The Rite Of Degradation", dove velenosa grandiosità e fame bestiale si combinano in una furia schizofrenica e, mi viene da dire, sconcertante.
"The Festering Triad" è, sintetizzando in poche parole il messaggio veicolato dagli australiani, un album alimentato dalla determinazione, decisamente meticolosa, di lasciarti a pezzi, sconfitto e umiliato, in una sorta di missione nella quale i Gravenir si dimostrano abili e primordiali maestri...
Ascolto doloroso ed altamente consigliato ad un pubblico adulto.
Recensione a cura di Beppe 'dopecity' Caldarone

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