Copertina 7

Info

Anno di uscita:2026
Durata:40 min.
Etichetta:Frontiers Music

Tracklist

  1. SOMETHING MISSING
  2. BAD ROMANCE
  3. RUST
  4. LEFT IN SILENCE
  5. DON’T TALK ABOUT IT
  6. THROUGH THE WINDOW
  7. ONLY YOU
  8. GLOW
  9. ALIGNED
  10. THE LAST NIGHT ON EARTH
  11. CLAY

Line up

  • Simon Böös: vocals
  • Andreas Gullstrand: guitar
  • Fredrik Joakimsson: guitar
  • Denny Karlsson: bass
  • Vidar Savbrant: drums

Voto medio utenti

Something missing … non è solo il titolo dell’opener di “IV aftermath”, ma è anche quello che ho sempre pensato della proposta musicale dei Creye, almeno dopo il sorprendente debutto del 2018.
Oggi che la formazione svedese è parecchio diversa da quell’esordio, e pure dai lavori successivi, la sensazione che “manchi qualcosa” per aspirare a posizioni di testa nelle graduatorie melodiche si è, se possibile, addirittura ampliata e rafforzata, a partire dalla laringe di Simon Böös, una new entry di buon valore e ben inserita nelle attuali soluzioni stilistiche del gruppo, ma interpretativamente meno efficace dei predecessori Robin Jidhed (soprattutto) e August Rauer.
E poi c’è proprio l’approccio espressivo della band, progressivamente diventato più “moderno” e sgargiante nei suoni, e oggi divenuto fin un po’ troppo “sfacciato” e compiacente nella evidente ricerca di un allargamento della platea di ascoltatori.
Nulla di particolarmente molesto, in realtà, e tuttavia quella perdita di spontaneità e tensione emotiva già rilevata in “II” e “III weightless”, qui mi sembra amplificata, con l’obiettivo di reperire una maggiore immediatezza e “commercialità” del sound.
Così, se il suddetto atto d’apertura dell’opera, “Bad romance”, l’enfatica “Rust” e la suadente “Left in silence”, sono tra i momenti più riusciti del “nuovo corso”, le perplessità si sprecano durante l’ascolto di "Don’t talk about it” e “Aligned”, tentativi di espansione verso il mainstream abbastanza disturbanti.
Con la vivace magniloquenza di “Through the window” si torna su sentieri più consoni alla “storia” dei Creye, e anche la successiva “Only you” piace per la sua la carica evocativa, la stessa che, in maniera più leziosa, contraddistingue pure “Glow”.
Di discreta fattura, infine, si rivelano “The last night on Earth” e “Clay”, pezzi sorretti da architetture melodiche gradevoli e moderatamente incisive, seppur incapaci di elevare ulteriormente il livello artistico dell’opera.
IV aftermath” appare, dunque, come un passo deciso e un po’ avventato verso una forma di “attualizzazione” sonora non del tutto acquisita e focalizzata, alla quale, verosimilmente, non hanno giovato i diversi cambi di line-up … trovare stabilità ed equilibrio è la “sfida” che attende i Creye, su cui sono convinto, nonostante tutto, sia legittimo puntare forte per la necessaria “conservazione della specie”.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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