Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2026
Durata:84 min.
Etichetta:Steamhammer / SPV

Tracklist

  1. LONG WAY TO GO
  2. RISE UP
  3. DEAD AND GONE
  4. LIGHT ‘EM UP
  5. BUSTLE AND FLOW
  6. I WANNA BE YOUR BITCH
  7. I’M GONNA RIDE
  8. TAKE A LONG LINE
  9. GOING DOWN
  10. FORTUNATE SON
  11. MEXICO
  12. MIDNIGHT MOSES
  13. RESURRECTED
  14. HELTER SKELTER
  15. I’M READY
  16. BLACK BETTY
  17. UNSPOKEN
  18. LAST TIME I SAW THE SUN
  19. GET A HAIRCUT

Line up

  • John Corabi: vocals
  • Michael Devin: bass, backing vocals
  • Tommy Clufetos: drums
  • David Lowy: guitar, backing vocals
  • Doug Aldrich: guitar, backing vocals

Voto medio utenti

Qual è lo scopo di un album dal vivo, in particolare se realizzato da un gruppo rock in attività?
Beh, innanzi tutto di testare le peculiarità artistiche ed empatiche di una band in un contesto in cui la protezione dello studio di registrazione dovrebbe (il condizionale è d’obbligo, ovviamente …) venire meno.
Poi, arricchire la collezione discografica dei propri fans di una testimonianza “tangibile” e facilmente replicabile, delle suddette qualità.
Infine, invogliare anche il più “pigro” e “posapiano” dei rockofili a cogliere la prima occasione utile per presenziare in “diretta” ad un analogo evento.
Ebbene, l’ascolto di “Live plus five” dei The Dead Daisies soddisfa ampiamente tutte le condizioni appena descritte, compresa l’ultima in cui il sottoscritto si riconosce, dopo anni di infervorata militanza, in maniera piuttosto circostanziata.
In quest’opera c’è tutto quello che si richiede ad un fiero rappresentante del rock duro nel 2026 … l’energica riproposizione di canzoni ottimamente congeniate e interpretate, la capacità di trasportare su di un palco una notevole perizia tecnica in maniera coinvolgente e istintiva, e anche la “cultura”, al tempo stesso rispettosa e vitalizzata, con cui s’infarcisce il proprio repertorio con selezionati remake, mescolando “classiconi” (“Helter skelter” dei Beatles, in una versione davvero possente, “Black Betty” portata al successo dai Ram Jam, “Fortunate son” dei Creedence Clearwater Revival …) e brani leggermente meno “noti” e ugualmente meritevoli oltre che affini alla propria sensibilità espressiva ("I'm ready" di Muddy Waters, “Midnight moses” targata The Sensational Alex Harvey Band, “Going down” di Freddie King, "Get a haircut" di George Thorogood & the Destroyers …).
A margine di un’acquisizione assolutamente raccomandabile, è doveroso sottolineare come il disco in realtà sia una “estensione” (con cinque bonus-track registrate in Francia, Regno Unito e USA) del precedente “Live at Stonedead“ (uscito in forma digitale) e che arriva, a proposito di cover, dopo “Lookin' for trouble”, un albo interamente dedicato a questo tipo di celebrazioni, molto amate dai nostri.
Insomma, in definitiva, “Live plus five”, indipendentemente da ogni altra eventuale considerazione, si rivela una brillante ratifica del ruolo ricoperto dai The Dead Daisies nel rockrama contemporaneo … quello di una formazione capace di tenere alto il nome dell’hard-rock classico in ogni circostanza, compresa l’imprescindibile prova del palco.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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