Prendete l’enfasi decadente di
David ‘Ziggy Stardust’ Bowie, l’esuberanza melodica di certi Beatles, il
sound trascinante di Kinks e Small Faces e poi aggiungete il piglio scanzonato e “sedizioso” dei Rolling Stones e la vibrante commistione stilistica dei Thin Lizzy, il tutto condensato in un’unica entità artistica, ed otterrete qualcosa di abbastanza affine a quello che i
Romeo propongono nel loro debutto “
Deja vu letters”.
Detto così potrebbe sembrare di avere a che fare con l’ennesima coalizione di acritici “nostalgici” e invece, sebbene attitudine e sintassi musicale guardino al glorioso passato del
rock n’ roll, la disinvoltura con cui i nostri rimaneggiano l’armamentario
pop,
garage,
hard,
glam e
blues è certamente quella di un gruppo maturo e sagace, che non a caso cita Cheap Trick e The Dogs D’Amour tra i suoi modelli, in una sorta di adunata di magistrali promotori dei nobili principi del settore di riferimento.
Scoprire che la
band si è formata solo nel 2024 sorprende e acuisce la sensazione di avere a che fare con un’alleanza di musicisti fomentati da una passione schietta e radicata, che li ha condotti a sviscerare e assorbire l’arte suprema della “bella canzone”, di un tipo che, seppur sostenuto da riferimenti “noti”, ti appassiona e coinvolge, costringendoti alla fruizione reiterata.
Ed è proprio quello che succede lungo la brillante scaletta dell’opera, inaugurata da una “
Frankfurt lights” degna dei migliori Suede, seguita dai languori malinconici di “
Italian guy” e dall’irresistibile “
True confessions”, un gioiellino di palpitante e avvolgente espressività melodica.
La voluttuosa vaporosità di “
Romeo (A loyal borderline)” alimenta ulteriormente una piacevolezza d’ascolto che in “
Soul staller” passa per un variegato crogiolo sonico e in “
No more chances” diventa una vera delizia per chi ama le lezioni Stones-
iane ben recepite.
La dirompente
cover di Tom Petty and the Heartbreakers “
I need to know” è un’altra testimonianza della cultura e del buongusto posseduto dai
Romeo, capaci di avviluppare “
What’s going on” in un tenue drappo
psych-pop e poi concludere l’albo con le cadenze turbinose di “
Decadent man”, impreziosite da suggestive striature di
R n’ B.
In epoca di diffuso “riciclaggio”, l’elemento di distinzione non può che essere la “freschezza” con cui si affrontano retaggi così importanti e ratificati … esattamente ciò che rende il contenuto di “
Deja vu letters” un brillante assortimento di frammenti sonori da accogliere e apprezzare in maniera istantanea e prolungata.
Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?