In ogni collezione ci sono dischi a cui si è legati in modo particolare.
Le ragioni di tale affezione possono essere varie: difficoltà di reperimento, “chicche” di cui vantarsi con gli amici o perché semplicemente rappresentano un momento specifico nella propria “formazione”
rockofila.
Se poi tali motivazioni sono anche accompagnate dallo straordinario valore artistico dell’incisione,
beh, direi che la giustificazione di un legame così “speciale” diventa assolutamente inattaccabile.
Il debutto degli
Evil Wings è, per chi scrive, proprio uno di quegli
album appena descritti: suggestionato dalla imperante Dream Theater-
ite che contraddistingueva (me e) la scena musicale nel 1994, lo acquistai (direttamente dalla
Underground Symphony) in
Cd nella sua sontuosa versione con copertina apribile per vinile, scoprendo con enorme soddisfazione che, pur nell’ambito dei policromi assiomi del
prog-metal, in realtà il gruppo si distingueva per una spiccata personalità artistica, in grado di attingere anche a monumenti del calibro di Kansas e Styx, così amati da ogni devoto al
pomp-rock a stelle e strisce.
Nell’opera non c’è un solo pezzo che non riveli un talento espressivo e una sensibilità ben sopra la media, e anche la voce
Peter Gabriel-esca di
Franco Giaffreda (compositore e musicista sopraffino), qui ancora un po’ “acerba” (già nel successivo “
Brightleaf”, acquisirà maggiore maturità), contribuisce a “caratterizzare” le meravigliose e cangianti partiture della raccolta.
“
Rise to the sunlight”, "
Treasure island”, “
Mistress of the silent sea” e poi, su tutti, l’irrequieta “
Chrysalis”, la lunga e articolata “
Behind the sky” e la
pièce de résistance “
Enigma” sono brani che oggi come alla metà degli anni novanta sorprendono per tensione emotiva, tecnica esecutiva e creatività compositiva.
Un richiamo all’attualità che diventa doveroso in quanto il disco viene riproposto nel 2025 dalla stessa etichetta piemontese (nella sua sezione dedicata alle ristampe denominata
Heavy Metal Heroes) che lo pubblicò in origine, e la “novità” è che al già fondamentale programma primigenio viene aggiunto un secondo dischetto denominato “
The road to Evil Wings” (dedicato alla memoria di
Sandro Corti, primo batterista della
band) in cui vengono recuperati i primi due
demo del
gruppo (“
Shadeless mountain” del 1989 e “
Behind the sky” del 1992) e alcuni pezzi catturati dal vivo tra il 1993 e il 1995.
Tale proficua appendice consente, per l’appunto, di sviscerare gli sviluppi artistici degli
Evil Wings (osservandone i “rustici” esordi … da segnalare la suggestiva “
Hear my deep breath”) per poi saggiarne le trascinanti e impeccabili qualità
live (esposte in maniera ancor più nitida in “
Shine in the neverending space”, del 2003).
Insomma, aggiungere “
Evil wings” alla propria discoteca è un
diktat assolutamente prioritario per chiunque ami il
prog-metal non di “maniera” e farlo in questa sua nuova versione diventa un’occasione imperdibile, che, per quanto mi riguarda, non può che rinsaldare ulteriormente la radicata relazione “affettiva” con uno dei gruppi più significativi dell’intera scena di riferimento.
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