Copertina 7

Info

Anno di uscita:2026
Durata:56 min.
Etichetta:High Roller Records

Tracklist

  1. HORDES OF BATS
  2. OUT OF THE MAUSOLEUM
  3. DRACULA'S CURSE
  4. MORGENSTERN/IRON STRIKE
  5. THE PALE REMAINS OF TIME
  6. SUMMONED TO KILL
  7. NOT MIDNIGHT YET
  8. SOLOMONARI
  9. SEPULCHRAL MAJESTY
  10. CURSE YOUR NAME
  11. A TRAIL FULL OF SORROWS
  12. ECHOES FROM THE FIGHTS

Line up

  • J. C. García: vocals, guitars
  • Harel O.: guitars
  • Raír Tavizón: bass
  • J. P. Alatorre: drums

Voto medio utenti

Non è ancora Mezzanotte... e quindi mostri e demoni non hanno ancora il via libera, tuttavia a metterci qualche brivido addosso ci provano i Phantom, già con l'opener "Hordes of Bats", che se inizialmente si potrebbe scambiare per la "solita" intro (nel caso dall'impronta horrorifica), dopo nemmeno mezzo minuto svela la vera anima del quartetto messicano: uno spigoloso Speed e (soprattutto) Thrash Metal, tra Exciter, Destruction, At War o Assassin, caratterizzato dal fluente ed incisivo chitarrismo di Harel O e di J. C. García, quest'ultimo anche alla voce (una via di mezzo di Mille Petrozza, Tom Araya e Dan Beehler), per quanto il lavoro più gravoso lo svolga il batterista J. P. Alatorre, vero propulsore della band, con il bassista Raír Tavizón a completare la sezione ritmica.
"Not Midnight Yet" si dipana, infatti, per quasi un'ora di Speed & Thrash old school - cui rimandano apertamente sia l'artwork sia l’ambientazione dei vari video realizzati a supporto dell'album - principalmente tra episodi più serrati e dinamici, come "Out of the Mausoleum", "Dracula's Curse", "Summoned to Kill", "Sepulchral Majesty", la stessa titletrack o la conclusiva "Echoes from the Fights". In aggiunta troviamo anche alcuni brani maggiormente strutturati, come nel caso di "Morgenstern/Iron Strike", "Solomonari", oppure le soluzioni più avventurose dell'ambiziosa (ma dai risultati rivedibili) "The Pale Remains of Time" che ben poco ha che a vedere con il mood dell'album, rallentata e con le sue escursioni in territori Alternative ed Hard Rock, ma anche di una "Curse Your Name" (decisamente meglio riuscita) dove i Phantom sembrano quasi calarsi nei panni, con slancio e spacconeria, di novelli W.A.S.P..

Resto dell'idea che i Phantom, già approdati al loro terzo album, diano il meglio di sé nei frangenti più bellicosi, anche alla luce della già citata "The Pale Remains of Time", eppoi non servono chissà quali intro ad effetto e intermezzi strumentali per fare la differenza: quella la fanno la passione e l'attitudine che sanno mettere in musica, il resto è solo contorno.





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Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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