Ci sono periodi che rifiuti il pesce.
Poi cresci.
E questi qui, alla loro ennesima fatica, sono così. E fa effetto. Deve farlo.
Se, però, sei nato anche un po' cresciuto, divorando sogliole a due anni e pesce di lago a otto, chettelodicaffare.
Prendi la traccia numero sette, la meno differenziata, la più agganciata a un rock mnemonico, corposo, e seguila nel suo farsi...
Un nocciolo tra sole e ceppo.
Una fotosintesi cronica.
Un arco teso al punto esatto. Tra rottura ed esplosione.
L'unico dato, forse, è che se si volesse fare una classifica di gradimento, bisognerebbe accettare una mutevolezza incessante.
Sette a parte.
The Arsonist resiste a ogni tentativo di essere spiegato. E non si riesce nemmeno a non dirne niente.
Per me è qualcosa di raro, capace di scavare in una materia che tende continuamente a richiudersi. Come fango.
Forse non dovrebbe esistere, allora. Sta qui la sua bellezza?
Non riesco a dirlo. Ho cercato. Tanto.
Avrei dovuto muovermi trovando minuscoli segni, tratti sospesi tra il visibile e il non ancora visibile.
Mettiamola così: non ci sono riuscito. O qualcosa, dentro The Arsonist, oppure qualcosa intorno, non me lo ha permesso.
PS
Sarebbe stato più facile sezionarlo nelle sue singole canzoni, stirandovele come una zia.
Vi sento più liberi così. Per questa volta, è importante così.
Album della settimana.
Chissene che sia meno metal
Non è ancora stata scritta un'opinione per quest'album! Vuoi essere il primo?
Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?