Nati nel 2002, i tedeschi
Beltez sono diventati un progetto concreto e strutturato solo dopo il 2013 ed oggi, ad oltre vent'anni dalla loro nascita, rilasciano un album omonimo, per
Vendetta Records, che è il quinto della loro carriera.
Rigorosamente inserito in un contesto underground, il gruppo di Colonia si fa portavoce di un Black Metal molto "teutonico", segnato da ferocia, intransigenza, patina malinconica ed evocativa, sottili linee melodiche, e brani, sempre articolati, che denotano gusto, capacità compositiva e profondità emotiva "eruttata", in modo drammatico, nota dopo nota.
"Beltez", primo lavoro dei nostri ad essere cantato integralmente in lingua madre, possiede un'anima imponente che non lascia tregua all'ascoltatore e, pur essendo fortemente radicato nella gelida tradizione del genere, non disdegna incursioni in territori più "moderni" e, come ricordavo prima, più emotivi nei quali disperazione, senso di sfida, riflessione e catarsi si scontrano e si fondono in una colata, bollente, di metallo nero, in grado di rapire il sentimento e di farti sognare pur non dirigendosi, mai, verso lidi "post" come, spesso, accade ai gruppi germanici.
Possiamo affermare che questo non sia un album facile ne superficiale, di certo non "estivo", ma decisamente autunnale, fiero ed a tratti doloroso, per quello che diventa una sorta di catarsi musicale la quale, tra blast beats furibondi, urla inumane, riffing contorto e tagliente come lame, assolo sempre intensi, ci accompagna lungo un percorso molto intimo, ed autentico, che infrangerà le vostre barriere di protezione lasciandovi spogli di fronte alla maestosità della musica.
Grande album da non farsi sfuggire...
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