“
Guarda un po’ chi si risente (e rivede)” … è una frase che ormai siamo abituati a pronunciare piuttosto di frequente e in maniera distaccata, ma ciononostante ci sono ancora situazioni in cui il “ritorno” di certi sodalizi artistici prevede un’accoglienza non superficiale e ordinaria.
È questo il caso di
Zinny Zan e
Harry Cody, con gli Shotgun Messiah tra i principali artefici dello
sleaze metal svedese, capaci d’influenzare (a volte “pure troppo”, per dirla alla maniera del mitico
Thomas Prostata … ricordando l’indennizzo che i Poison dovettero sborsare agli Easy Action, co-fondati proprio da
Zinny Zan, per il plagio di "
We go rocking" perpetrato in "
I want action" …) numerose formazioni dedite a quei suoni così sprezzanti, abrasivi e viziosi.
Un
sound che i suddetti ex Kingpin, dopo gli esordi al tramonto degli
eighties, nel decennio successivo seppero anche “modernizzare” senza perdere di credibilità, grazie a quel “
Violent new breed” (con
Zan che nel frattempo aveva già lasciato la
band), oggi universalmente riconosciuto come un edificante connubio tra
industrial e
street metal.
Ritrovare
Harry "Harry Cody" Kemppainen e
Bo "Zinny J. Zan" Stagman riuniti sotto lo stesso “tetto” artistico favorisce dunque curiosità e interesse e scoprire che in “
Beautiful 'n damned” rifioriscono un po’ tutte le “anime” degli Shotgun Messiah rappresenta, fin dal primo contatto con l’opera, una piacevole “sorpresa”.
Supportato dall’
espertone Chris Laney dietro al
mixer, l’albo combina l’impertinenza del
glam, la capacità seduttiva del
pop-metal e pure brandelli di accattivante elettronica dai tratti gotici, a completare un quadro espressivo che “guarda” al passato della coalizione senza preclusioni di sorta e facili esuberanze nostalgiche.
Si parte spediti con l’inno cibernetico “
Sever” e se la prima impressione è di una conferma della speciale alchimia tra
riff pungenti, ritmi incalzanti e voce ammaliante, con “
I am the shit” (
ehm, bel titolo …) il clima sonoro rafforza ulteriormente la sua efficacia
anthemica, adescante e “radiofonica”, contrassegnata da sferzate chitarristiche alla
Steve Stevens e atmosfere sonore di natura
Alice Cooper-esca.
“
Ride or die” esalta la primigenia vocazione
glitterata e spensierata dei nostri, in contrasto con il clima melodrammatico, magnetico e notturno di “
Suffer city”, interpretato con enorme
pathos da
Zinny Zan e da considerare un indubbio
highlight dell’opera.
Attributo che mi sento di estendere anche a “S
he walks with violence”, uno strisciante
goth-soul-blues di notevole suggestione, e a “
Damn”, con il suo
groove martellante e incalzante, degno del migliore
Billy Idol.
Agli amareggiati “orfani” di
Ozzy (non lo siamo un po’ tutti?) e di certo
hair-metal californiano sembra dedicata “
Let's be heroes”, in grado di sollevare il morale con un pizzico di benevola “malinconia”
ottantiana, alimentata anche da una
title-track che però si sposta in territori decisamente più foschi, in una sorta di
mix tra Vain e The Sisters of Mercy.
C’ancora spazio per la nenia
voodoo-blues denominata “
Bad bad man”, che potrebbe piacere anche ai sostenitori di
Jack White, e per una “
Tear it all down” che invece tende a voler ristabilire le gerarchie nell’ambito dello
sleaze-rock scandinavo, quello fatto di sonorità abrasive, sincopate e altrettanto “ruffiane”.
Non stupisce, ascoltando quanto prodotto da alleanze di “veterani” come questi
Zan / Cody, che la “scena” contemporanea di riferimento faccia un po’ di fatica a sviluppare un ricambio generazionale davvero adeguato … vorrà dire che tanti “emergenti” dovranno impegnarsi ancora di più per raggiungere il livello di coinvolgimento e ispirazione espresso da “
Beautiful 'n damned”, un disco che merita l’ampia e convinta approvazione di tutti i fans del genere, “vecchi” e “nuovi”.