Copertina 8

Info

Anno di uscita:2026
Durata:41 min.
Etichetta:Frontiers Music

Tracklist

  1. SEVER
  2. I AM THE SHIT
  3. RIDE OR DIE
  4. SUFFER CITY
  5. SHE WALKS WITH VIOLENCE
  6. DAMN
  7. LET'S BE HEROES
  8. BEAUTIFUL ‘N DAMNED
  9. BAD BAD MAN
  10. TEAR IT ALL DOWN

Line up

  • Zinny Zan: vocals
  • Harry Cody: guitars
  • Nalle Påhlsson: bass
  • Björn Höglund: drums

Voto medio utenti

Guarda un po’ chi si risente (e rivede)” … è una frase che ormai siamo abituati a pronunciare piuttosto di frequente e in maniera distaccata, ma ciononostante ci sono ancora situazioni in cui il “ritorno” di certi sodalizi artistici prevede un’accoglienza non superficiale e ordinaria.
È questo il caso di Zinny Zan e Harry Cody, con gli Shotgun Messiah tra i principali artefici dello sleaze metal svedese, capaci d’influenzare (a volte “pure troppo”, per dirla alla maniera del mitico Thomas Prostata … ricordando l’indennizzo che i Poison dovettero sborsare agli Easy Action, co-fondati proprio da Zinny Zan, per il plagio di "We go rocking" perpetrato in "I want action" …) numerose formazioni dedite a quei suoni così sprezzanti, abrasivi e viziosi.
Un sound che i suddetti ex Kingpin, dopo gli esordi al tramonto degli eighties, nel decennio successivo seppero anche “modernizzare” senza perdere di credibilità, grazie a quel “Violent new breed” (con Zan che nel frattempo aveva già lasciato la band), oggi universalmente riconosciuto come un edificante connubio tra industrial e street metal.
Ritrovare Harry "Harry Cody" Kemppainen e Bo "Zinny J. Zan" Stagman riuniti sotto lo stesso “tetto” artistico favorisce dunque curiosità e interesse e scoprire che in “Beautiful 'n damned” rifioriscono un po’ tutte le “anime” degli Shotgun Messiah rappresenta, fin dal primo contatto con l’opera, una piacevole “sorpresa”.
Supportato dall’espertone Chris Laney dietro al mixer, l’albo combina l’impertinenza del glam, la capacità seduttiva del pop-metal e pure brandelli di accattivante elettronica dai tratti gotici, a completare un quadro espressivo che “guarda” al passato della coalizione senza preclusioni di sorta e facili esuberanze nostalgiche.
Si parte spediti con l’inno cibernetico “Sever” e se la prima impressione è di una conferma della speciale alchimia tra riff pungenti, ritmi incalzanti e voce ammaliante, con “I am the shit” (ehm, bel titolo …) il clima sonoro rafforza ulteriormente la sua efficacia anthemica, adescante e “radiofonica”, contrassegnata da sferzate chitarristiche alla Steve Stevens e atmosfere sonore di natura Alice Cooper-esca.
Ride or die” esalta la primigenia vocazione glitterata e spensierata dei nostri, in contrasto con il clima melodrammatico, magnetico e notturno di “Suffer city”, interpretato con enorme pathos da Zinny Zan e da considerare un indubbio highlight dell’opera.
Attributo che mi sento di estendere anche a “She walks with violence”, uno strisciante goth-soul-blues di notevole suggestione, e a “Damn”, con il suo groove martellante e incalzante, degno del migliore Billy Idol.
Agli amareggiati “orfani” di Ozzy (non lo siamo un po’ tutti?) e di certo hair-metal californiano sembra dedicata “Let's be heroes”, in grado di sollevare il morale con un pizzico di benevola “malinconia” ottantiana, alimentata anche da una title-track che però si sposta in territori decisamente più foschi, in una sorta di mix tra Vain e The Sisters of Mercy.
C’ancora spazio per la nenia voodoo-blues denominata “Bad bad man”, che potrebbe piacere anche ai sostenitori di Jack White, e per una “Tear it all down” che invece tende a voler ristabilire le gerarchie nell’ambito dello sleaze-rock scandinavo, quello fatto di sonorità abrasive, sincopate e altrettanto “ruffiane”.
Non stupisce, ascoltando quanto prodotto da alleanze di “veterani” come questi Zan / Cody, che la “scena” contemporanea di riferimento faccia un po’ di fatica a sviluppare un ricambio generazionale davvero adeguato … vorrà dire che tanti “emergenti” dovranno impegnarsi ancora di più per raggiungere il livello di coinvolgimento e ispirazione espresso da “Beautiful 'n damned”, un disco che merita l’ampia e convinta approvazione di tutti i fans del genere, “vecchi” e “nuovi”.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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