Nove anni sono trascorsi da "
The Forty Five", secondo lavoro sulla lunga distanza degli scozzesi
Cnoc An Tursa (
Collina della Pietra Eretta in gaelico scozzese, per chi li incontrasse oggi per la prima volta), un tempo ancora più lungo del solito anche per
Alan Buchan e soci, avvezzi a prendere molto tempo prima di tornare sulla scena.
Nove anni in cui la band si è riconnessa profondamente con la storia, il folklore, le leggende e quella magia che permea - ed ha permeato - la loro terra natìa ed ha dato alla luce "
A Cry For The Slain", a mio parere l'apice della loro ventennale carriera.
Non a caso il trio di Falkirk ha dichiarato in sede di presentazione del disco:
«
Con questo nuovo album ci sentiamo come se stessimo tornando alle nostre radici con uno stile più incentrato sulla chitarra e riportando in auge alcuni degli elementi folk, sia dal punto di vista musicale che testuale, che hanno costituito l’ispirazione originaria della band».
Tra le 8 tracce dell'album, in perenne equilibrio tra melodie folk tradizionali e black metal feroce, incontriamo una banshee delle Highlands che predice morte e tragedia intonando i suoi lamenti in riva ai laghi profondi ed alle gelide cascate ("
The Caoineag"), facciamo la conoscenza della dea dell'inverno che plasma il paesaggio con il suo martello (“
Cailleach And The Guardians Of The Seven Stones”), veniamo trasportati sui passi montani dei Cairngorms infestati da una gigantesca presenza ("
Am Fear Liath Mòr”).
Energia, furia primordiale, melodia, assoli di straordinaria fattura ("
Baobhan Sith"): "
A Cry for the Slain" è un giuramento di fedeltà, un inno di devozione all'amata Scozia di una band mai così convincente.
Devozione che diviene ancor più evidente in "
Address to the Devil", omaggio al poeta e compositore scozzese Robert Burns ed alla sua poesia omonima e nella splendida "
Alba in My Heart" e nei suoi riff che scorrono potenti come torrenti di montagna.
E quando la delicatezza della conclusione affidata alla strumentale "
The Nine Maidens of Dundee" ci riporta giù dagli altopiani coperti di foreste la nostra anima ed il nostro cuore continuano a credere che la magia possa esistere ancora, che la nostra connessione con la terra e le forze ancestrali che l'hanno abitata siano solo scese più in profondità, pronte a riemergere potenti una volta abbandonate le banalità della modernità.
Solleviamo fieri i pugni al cielo e ringraziamo i
Cnoc An Tursa per averci ricordato da dove veniamo!
Cnoc An Tursa - "
Am Fear Liath Mòr”
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