Valutare una produzione musicale avvalendosi di ben tre sensi … ultimamente non accade tanto spesso, ed è quello che è successo con il debutto dei
Pincer Consortium, che ci hanno concesso questa “antica” opportunità fornendoci il sontuoso
digipack di questo loro “
Geminus schism”.
Una rarità davvero apprezzabile anche perché alla “vista” l’
artwork, illustrato attraverso un suggestivo bianco e nero, è veramente intrigante, sostenuto da visioni cosmico / fantascientifiche e inquietanti geometrie “quadridimensionali”.
Anche al “tatto” la sensazione è piacevole, e la possibilità di aprire i pannelli del
Cd e poi sfogliare il ricco
booklet, riporta ai tempi in cui l’analisi di un disco non era “solo” una questione di ascolto.
Arrivati al canale sensorio ovviamente più importante, “l’udito” (
ehm, volendo ci sarebbe anche “l’olfatto”, ma da questo punto di vista, nulla di particolare da segnalare …), la faccenda si “complica” decisamente, dal momento che
Pete Dempsey (Crisistianity, The Dagda, Scald, …) e
Maciek Pasinski (Sirrah, TMCT, Scald, …) aggrediscono l’astante con una mistura sonora oscura, brutale e apocalittica, in cui convivono
grind,
black,
doom/death,
industrial e
gothic metal.
Un’esplorazione nei “mondi alieni” molto annichilente, quindi, che tuttavia evita abbastanza efficacemente di scadere in quella forma di cacofonia che i meno avvezzi al genere (quale io sono …) trovano particolarmente “indigesta”.
Disperazione, rabbia, inquietudine e melodramma s’intersecano in cinquantacinque minuti di suoni gelidi, feroci e misterici che si sviluppano lungo una direttrice espressiva che potremmo definire eclettica, se non addirittura “progressiva”, almeno fino a quando l’approccio “cataclismatico” e corrosivo prende decisamente il sopravvento.
Difficile, in questo contesto, isolare singoli momenti o effettuare disamine specifiche … “
Geminus schism” è un’immersione emotiva totale e abbastanza “totalizzante”, da prendere o lasciare nel suo insieme, esattamente come si conviene alle opere composite ed elaborate, alimentate da un delirante malessere e da un’indomita urgenza espressiva.
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