Conservavo un buon ricordo degli
Speed Stroke e del loro precedente “
Scene of the crime”.
Il “ricordo”, però, è spesso un consigliere fin troppo indulgente che induce a focalizzarsi più sulle cose positive che su quelle negative.
Un
ripassino ha scongiurato il rischio consentendomi, passando all’ascolto di “
Damage control”, di appurare come tutte le qualità espressive e compositive del passato si siano confermate e consolidate, rendendo gli imolesi un potenziale protagonista della scena
street / sleaze metal europea.
Lo deve aver pensato anche un “certo”
Erik Martensson, che ha
mixato e masterizzato il disco, accorgendosi anche lui di quanto i nostri possano essere un credibile competitor per “gente” come Hardcore Superstar, Crashdïet, Ammunition e Crazy Lixx.
Disinvoltura, naturalezza e vitalità, doti già insite nell’innato approccio musicale degli
Speed Stroke oggi sono diventate ancora più solide e radicate, declinate all’interno di un
songbook che punta essenzialmente al coinvolgimento da “arena”, ma sa anche esprimersi attraverso sonorità maggiormente “meditate”.
L’apertura dell’opera, in realtà, ha ben poco di “riflessivo” … “
Glorious breakdown” aggredisce l’astante con il suo ruggente piglio W.A.S.P.-
iano (e qui, per esempio, è ravvisabile una bella “sfida”, vinta, con gli Smoking Snakes …) e il
refrain “da stadio”, mentre nel clima lascivo di “
Heart of the city” ad emergere è la capacità della
band di saper ammaliare anche attraverso sonorità meno fragorose, seppur fondate sul grimaldello emotivo rappresentato dal coro contagioso.
La
title-track dell’albo è un autentico omaggio alle vocazioni artistiche di
Blackie Lawless & C., e anche “
State of shock” punta dritto, con un pizzico di minore efficacia, sulle classiche prerogative dell’inno a “presa rapida”.
Arrivati alla provocatoria “
Italian coglione” il suono si arricchisce di pulsanti sfumature melodiche ottimamente inserite nel dominante spirito
anthemico della raccolta e situazione analoga la ritroviamo pure nell’adescante “
In flames” e, soprattutto, in “
Blessed by misery” un canicolare numero
hard-blues impreziosito dalla presenza di
Giorgia Colleluori (Sinner, IT'sALIE) e da un suggestivo
break di
sax.
Dopo l’emozionante pausa intrisa di passionalità si torna alle scattanti spensieratezze
rock n’ rollistiche, vagamente Poison-
esche, di “
All for the weak end”, per poi transitare per le inquietudini urbane di “
Walls” (gran bel pezzo …) e approdare alle cadenze stradaiole e riottose di “
Chain reaction”, a completamento di una brillante rivisitazione della grande tradizione dell’
hard n’ heavy viscerale, ribelle e vizioso.
Quello degli
Speed Stroke è dunque un nominativo che mi sento di schierare in “prima linea” nell’eventuale intento di contrastare l’enorme espansione della scena scandinava di riferimento … in senso meno “belligerante”, possiamo semplicemente affermare che “
Damage control” è un concentrato di
R n’ R davvero elettrizzante.
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