Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2026
Durata:42 min.
Etichetta:Svart Records

Tracklist

  1. JALEIHOU
  2. WANDERIN KIND
  3. LOVELY BOY
  4. SISTER
  5. ALICE
  6. FALLING UNDER
  7. HOW COULD YOU TELL?
  8. THE SHAME
  9. HOLY GROVE

Line up

  • Jasmin Lempinen: vocals, guitar, Fender Rhodes
  • Marianne Heikkinen: drums
  • Sampo Leksis: guitar
  • Oliver Karttunen: bass

Voto medio utenti

È bello astrarsi dalla realtà in compagnia di Jasmin Lempinen e dei suoi Jess By The Lake.
Ed è anche abbastanza facile, perché siamo di fronte ad un soggetto artistico di rara sensibilità e profondità espressiva, capace di trasportarti in un universo fomentato dall’energia atavica del rock e del blues, in cui si passa senza remore dalla quiete alla catarsi, dalla malinconia al livore, immersi in un luogo magico dove si palesano le prerogative più intime e ancestrali della natura umana.
Ed è proprio “Human” che s’intitola questa raccolta di frammenti sonori vibranti e passionali, che sembrano appartenere ad un altro tempo, ma in fondo toccano tutte le epoche, almeno per chi è ancora in grado di riconoscere una voce e una musica che dialoga direttamente con l’anima dell’ascoltatore.
Già ampiamente apprezzata nei Jess And The Ancient Ones, la cantante finlandese affida a questo progetto tutta la variegata espressività contenuta nella sua laringe, passando da viscerale rapace a creatura adescante ed eterea con un’intensità che la avvicina, e senza implicazioni (troppo) "sacrileghe", all’istrionismo (inarrivabile) di Janis Joplin, diventando, poi, una priorità per tutti coloro che apprezzano fervide interpreti della fonazione modulata come Rosalie Cunningham, Jessica Toth, Elin Larsson e (magari pure) Florence Welch.
L’hard-blues rituale e agonizzante di “Jaleihou” schiude le porte dell’opera mettendo a frutto la lezione di Deep Purple e Led Zeppelin, ma è con i fascinosi tintinnii e la melodia suadente e incalzante di “Wanderin kind” che l’albo prende veramente quota, mantenendola stabile sia grazie alla raffinata elasticità jazzata di “Lovely boy” e sia, soprattutto, per merito della spiccata tensione emotiva propagata da “Sister”, uno struggente e ondeggiante blues per il terzo millennio.
Alice” combina voluttuosità melodica a irrequietezza armonica, mentre “Falling under” sembra proprio voler omaggiare la tormentata e fugace epopea dei Big Brother and the Holding Company.
Sebbene abilissimi nell’oculata gestione “retrospettiva”, i Jess By The Lake diventano straordinari quando, come accade in “How could you tell?” (gli Zeps che incontrano le ninfe dei boschi secolari della penisola scandinava) e “The shame” (con le sue ammalianti scorie psych-dub), rendono più nervosa e dinamica la loro ispirazione “classica”, lasciando, infine, all’atmosfera livida ed evocativa di “Holy grove” l’incombenza di aggiungere increspature di magnetismo cosmico alle palpitanti visioni sonore del disco.
Lontano da questi solchi il mondo vive di emulazione, di artifici e di mode … “Human”, invece, suscita emozioni innate, autentiche e “assolute”, a dimostrazione che ammirazione, rispetto e riconoscenza nei confronti della Grande Tradizione del Rock possono ancora, nelle mani giuste, generare una proficua manifestazione artistica.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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