Giunti alla loro terza fatica discografica, gli spagnoli (pardon, i catalani!)
Streamer, finalmente fanno centro!
Infatti, dopo due dischi senza infamia e senza lode, la band decide che è giunto il momento di lasciare il segno e complici, il passaggio alla
High Roller Records (una garanzia assoluta per il genere) ed un saggio cambio di line-up che porta in formazione due nuovi elementi (
Edu Halen alla voce e alla chitarra
Angel Garza, in arte “
Anhell0ty” già nei
Savaged come, del resto, il bassista
Cristian Blade), decisamente più carismatici e dotati dei loro predecessori, gli
Streamer ci regalano un album sorprendentemente riuscito e più CAZZUTO che mai (perdonate il francesismo).
Into The Void è un lavoro brillante, caratterizzato da un’energia compositiva senza pause che, man mano che le tracce scorrono, diventa gradualmente sempre più contagiosa e, al suo interno, tutto sembra girare per il verso giusto.
La ruvida chitarra di
Esteban Master si integra alla perfezione con lo stile del neo arrivato
Anhell0ty mentre la sezione ritmica si rivela sempre sostanziosa, grazie alle abilità del già citato
Cristian Blade e di
Jordi Carr (batteria). Tuttavia, il vero fiore all’occhiello degli
Streamer è da individuare proprio nella figura del nuovo cantante
Edu Halen, con la sua timbrica camaleontica, che sa essere, al tempo stesso, ruvida o calda, a seconda delle circostanze (per la serie: “
STA MANO PO' ESSE FERO E PO' ESSE PIUMA”…citaz. del grande Mario Bega).
Il disco si fa apprezzare da subito per la sua esuberanza compositiva, tangibile praticamente in tutte le 9 tracce (escludendo l’intro) di cui consta l’album che, stilisticamente parlando, si basa su un classic metal abbastanza tradizionale, con venature power (
No Turning Back) e qualche spruzzata di hard rock (
Rock All Around) e di thrash (
Insane World) ma, in ognuno di questi singoli casi, la melodia è messa sempre al centro del progetto.
A livello qualitativo, il cambio di rotta compiuto dagli
Streamer, rispetto al loro anonimo passato, appare evidente sin dall’esplosiva
The Day That Barchinona Died, con le sue strutture arcigne, che tuttavia, racchiudono un’innata musicalità velenosa e, non da meno, troviamo poi brani frizzanti e coinvolgenti come
Never Said Goodbye,
Falling Again,
Wanted Head o la spigolosa
Liar’s End, che trasudano passione da ogni singola nota.
Eppure, la classica ciliegina sulla torta di
Into The Void, si trova proprio ai titoli di coda, in conclusione del disco ed è rappresentata dalla meravigliosa title-track; un colpo di coda decisamente coinvolgente, con delle atmosfere epiche in grado di infiammare l’entusiasmo dell’ascoltatore, lasciandogli un segno indelebile nelle orecchie, ma soprattutto, nell’anima.
Gli
Streamer, fino a ieri degli illustri sconosciuti, in questo full-length osano maggiormente e vengono meritatamente premiati, riuscendo a compiere un netto balzo in avanti rispeto al passato, dimostrando di poter dire la loro e prendendo le distanze da tutte le innumerevoli e trascuraribili bands anonime che popolano la sovraffollata landa della New Wave Of Traditional Heavy Metal!
Complimenti
Streamer!
A volte, bisogna avere il coraggio di compiere un salto
Into The Void!