Molto spesso ho fatto fatica, e lo ammetto candidamente, ad entrare nel mood dei
Pineapple Thief, creatura prog rock che ho sempre considerato sopravvalutata, e pompata dalla sola presenza di
Gavin Harrison. Poi, un giorno, mi sono chiesto cosa spinga un batterista che adoro, come Gavin appunto, a lavorare indefessamente col quartetto britannico e con quel
Bruce Soord che, oltre ad essere la spina dorsale della band, ne è la vera anima, la candela dentro la lanterna. Beh, la risposta che mi sono dato è: ascolta. Rallenta. Riascolta. Non correre.
E tutto questo 'respirare' la loro musica ci ha portati qui, al sedicesimo album della band, "
Far and Wide", che si presta alla perfezione alle mie elucubrazioni. Un album in punta di penna e strumento, come sempre, un album estremamente curato e molto emotivo, dove in realtà i testi e le partiture lavorano di cesello, per cercare di restituire sensazioni solo apparentemente annacquate e sopite.
Brani come "
New World Order", la dolorante "
Still Living", una "
Scattering like Flies" che mi accarezza le orecchie, o "
Who Wants it?" che mi ricorda i migliori Flying Colors, sono tutti lì ad indicarmi la (presumibile) risposta alla mia domanda iniziale.
No, i Pineapple Thief non fanno per me, ma la cosa non ha la minima importanza. "
Far and Wide" è un disco di gran classe, per chi ha il tempo e la voglia di lasciarsi scivolare addosso questi brani liquidi ma densi come melassa.
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