E bravi
Domino Drive … rispetto al debutto del 2023 mettono da parte i “tentennamenti” iniziali (la
track-list di “
Smoke and mirrors” esordiva in maniera un po’ titubante per poi crescere nel suo svolgimento …) e con “
Cosmic theater” mettono subito in chiaro le loro significative qualità nell’ambito della miscellanea tra
hard-rock e
AOR.
Una combinazione che si sviluppa lungo la direttrice Rainbow, Europe, Treat e Ten e arriva dalle parti di Eclipse e Art Nation, attenuando quella componente specificamente “moderna” e roboante che le ultime due formazioni citate hanno deciso di enfatizzare nelle loro recenti prove discografiche.
Un approccio più “classico” alla materia melodica, insomma, che ben si amalgama in composizioni sempre piuttosto adescanti ed efficaci, come dimostra immediatamente “
Time for change”, un’
opener contagiosa che (stavolta) invoglia prepotentemente alla prosecuzione dell’ascolto.
E non si tratta di un “fuoco di paglia” dal momento che l’incedere incalzante e il
refrain viscoso di “
Dancing on water” confermano la suddetta valutazione, ratificata pure da “
Dandy cool”, che aggiunge un tocco “barocco” al suggestivo impasto sonoro.
La pomposa vigoria di “
Together apart” (ospite
Fredrik Folkare) incrementa il coefficiente sfarzoso di un’opera che con “
Terra utopia” ribadisce la capacità dei
Domino Drive nel costruire canzoni armonicamente istantanee e coinvolgenti, arte che “
Femme fatale” rende ancora più incisiva, grazie ad una melodia fluttuante e accattivante, esaltata dall’effetto “scenografico” delle tastiere.
Tentare l’emulazione dello stile evocativo del
Maestro R. J. Dio è pratica assai diffusa e anche se i nostri con “
Heart to heart” non si sottraggono alla prassi consolidata, il risultato è tutt’altro che banale, “alleggerito” da cori vaporosi e da una voce femminile (non meglio identificata) che ne ingentilisce il clima.
L’unico momento vagamente interlocutorio della raccolta risponde al nome di “
The ocean at the end of time”, in cui l’enfasi sfocia in rigurgiti di formalismo, mentre a risollevare prontamente l’attenzione ci pensano il melodramma
pomp-metalizzato di “
Universal genesis metamorphoses (chapter 1)” e la rigogliosa melodia di “
Wondermaker”, pressante e intensa.
Parafrasando proprio il titolo dell’ultimo brano in scaletta, diciamo che i
Domino Drive forse non sono esattamente dei “taumaturghi” della musica, e tuttavia sanno assai bene come stregare gli estimatori del settore, ampiamente appagati dalla fruizione reiterata di questo eccellente “
Cosmic theater”.
Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?