Man mano che la storia del
rock si protrae nel tempo (e l’adeguato ricambio generazionale arranca …), celebrazioni e anniversari si moltiplicano fatalmente.
E così accade che
Gary John Barden,
vocalist noto soprattutto per il suo fattivo (e “irrequieto” …) apporto al Michael Schenker Group, con questo “
Empowered emotions” festeggi il venticinquesimo anno di
partnership con
Michael Voss (musicista, autore e produttore dal curriculum infinito …), magari “sorprendendo” almeno un po’ chi associa esclusivamente il nome del cantante inglese a quello del turbolento e geniale chitarrista tedesco.
Ricordando, per la cronaca, che, oltre che con la carriera solista,
Barden ha arricchito il suo bagaglio professionale anche con Praying Mantis, Statetrooper, Silver e con diverse altre collaborazioni, iniziamo la disamina segnalando, a beneficio dei “nostalgici” del MSG, proprio la presenza di
Schenker e di
Don Airey (non in contemporanea, peccato …) in veste di ospiti dell’opera.
Il risultato di tale prestigiosa partecipazione, con la chitarra del (fu)
mad-axeman a imperversare nel
solo dell’ombrosa “
Dark water” e le tastiere di
Airey a edulcorare la (già abbastanza leziosa)
title-track dell’albo, s’inserisce senza particolari “lampi” in un contesto espressivo generale piuttosto gradevole, in cui la voce di
Gary, in discrete condizioni di forma, punta sempre di più su quell’espressività peculiare che ne ha caratterizzato le prestazioni fin dagli esordi e che oggi inevitabilmente appare più “vissuta”.
Estendendo, quindi, l’osservazione al resto della scaletta, anche laddove gli ausili, seppur eccellenti, sono meno “evocativi”, ci troviamo di fronte ad una piacevole raccolta di fondato
hard-rock melodico, che dopo la
autoindulgente “
Overture”, si rivela istantaneamente grazie alle pulsazioni di “
Maasai enkai” e al
groove seduttivo (dai tratti vagamente Dokken-
eschi) di “
Hit the ground running”, due attendibili esempi di “tradizione” gestita con classe e buongusto.
La
roll-istica “
Burning wind” aumenta i “giri” senza uscire dai binari, e se
Alen Brentini (Dirkschneider, U.D.O.) favorisce il clima
Schenker-esco della cavalcata “
Ride horsemen ride”, “
This Phoenix's gonna burn ya” aggiunge a “
Empowered emotions” una gradita dose di vaporosa spigliatezza melodica.
“
Let the children play” è un intermezzo elettro-acustico che sfocia nel tocco melodrammatico concesso a “
The ruling class”, forse il brano maggiormente “singolare” di un lotto che per la sua risoluzione si affida all’introspezione di “
Walk away” e “
We'll meet again”.
“
Empowered emotions” è dunque un disco che non delude la coalizione (di cui sono un fiero militante) degli estimatori di
Gary John Barden, un veterano del settore ancora in grado di fornire alla immarcescibile causa del
rock duro un contributo onesto e di “sostanza”.
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