Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2026
Durata:58 min.
Etichetta:Pride & Joy Music

Tracklist

  1. THIS TIME
  2. FOOLED BY LOVE AGAIN
  3. LABYRINTH OF LOVE
  4. HIDING IN PLAIN SIGHT
  5. A MILLION MILES
  6. HALFWAY TO NOWHERE
  7. BRINGING ON THE THUNDER
  8. SOMEBODY TO LOVE
  9. DEPENDING ON A MIRACLE
  10. DON’T TELL ME IT’S TOO LATE
  11. THE WINNER

Line up

  • Andi Kravljaca: vocals, guitar
  • Henrik Hedström: keyboards, guitars, backing vocals
  • Johnny Trobro: bass
  • Daniel Flores: drums, keyboards, backing vocals

Voto medio utenti

Il terzo album degli Hydra induce al tempo stesso ad una convalida e ad una revisione.
“DeHydration” avvalora, infatti, la tesi che l’alleanza tra Henrik Hedström (First Signal, Angelica), Daniel Flores (Find Me, First Signal, …), Jonny Trobro (First Signal, Find Me) e Andi Kravljaca (Aeon Zen, Seventh Wonder, Departure) è brillante ed efficace, di quelle che mescolano egregiamente competenze, vocazione e cultura al fine di ottenere un bene comune.
Dall’altra parte, soprattutto se confrontiamo l’opera in questione con la precedente “ReHydration”, siamo anche costretti quantomeno a “rimandare” l’ingresso della band svedese nell’Empireo del settore, una transizione che nel 2024 sembrava piuttosto imminente.
Un “passo indietro” piuttosto esiguo in realtà, da imputare ad una raffinatezza sempre spiccata e sensibile, ma stavolta leggermente “esteriore”, e a composizioni talora poco incisive, dove creatività e feeling non raggiungono lo status richiesto dalla suddetta dimora del tripudio artistico.
Nello specifico, a beneficio di chi non lo sapesse, parliamo dell’estasi che riserva ai suoi estimatori l’AOR più elegante ed erudito, quello che vede i Toto come uno dei modelli fondamentali di riferimento e poi si estende, per rimanere in ambito scandinavo, a Work Of Art e State Of Salazar, con propaggini diramate fino ai Last Autumn’s Dream.
Un suono che gli Hydra magnificano con la traccia d’apertura “This time”, attenuandone subito dopo gli imperiosi effetti emotivi con “Fooled by love again” e la serenata “Labyrinth of love”, formalmente perfette e tuttavia non pienamente galvanizzanti.
La tensione espressiva riprende quota grazie alla briosa “Hiding in plain sight” e alla vagamente Journey-esca “A million miles” (già apprezzata nella versione dei First Signal), mentre i languori di “Halfway to nowhere” si collocano nuovamente nelle zone medie della suggestione sensoriale.
A partire dalla garbata vigoria di “Bringing on the thunder”, “DeHydration” spicca il volo in maniera decisa e perentoria, piazzando in sequenza “Somebody to love”, brano carico di dinamismo “radiofonico”, il pathos inebriante di “Depending on a miracle”, l’affabilità vaporosa di “Don’t tell me it’s too late” e ancora le squisitezze pompous (una sorta di felice ibridazione Toto / Giant) di “The winner”, per una seconda parte della raccolta che autorizza a presagire nuovamente per gli Hydra un futuro da “beati” del genere … attendiamo con fiducia l’auspicabile “elevazione”.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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