Traccia di un tema:
«Arrivi su un pianeta disabitato. Cosa fai?».
Un bimbo di otto anni:
«Monto sull'astronave e torno a casa!».
La maestra pensava di aprirgli gli occhi dell'immaginazione?
Lui, ne ha smascherato la forma?
E se vi dicessi che i trilobiti, tra le prime forme di vita a vedere il pianeta, avevano una vista basata sulla calcite, terribilmente migliore della nostra?
Davanti a Venceremos, la tentazione sarebbe fare la stessa cosa. Scrivere due mezze righe e telare.
Non conta che ne abbia scritto per primo in Italia. Non finiremo mai di conoscere al cento per cento un lavoro che spacca le categorie di
. oggetto
- processo
strasuperando la prima, fottendosene della seconda.
Venceremos è resistenza, non vittoria.
(Nato in Cile come inno di Unidad Popular, Venceremos attraversò il sanguinoso colpo di Stato militare dell'11 settembre 1973, che rovesciò il governo democraticamente eletto di Salvador Allende, e gli anni della dittatura di Pinochet, diventando un canto di resistenza. Reso celebre nel mondo anche dagli Inti-Illimani, conosco personalmente, ma non benissimo, Eduardo «Mono» Carrasco, l'artista che ne dipinge i murales. Come non conosco benissimo, del resto, neppure questo Venceremos).
Gli effetti non seguono sempre immediatamente le cause, né scompaiono quando queste cessano di agire. Qualcosa delle sollecitazioni precedenti rimane registrato. È il sospetto che il futuro sia, in piccola parte, registrato nel passato.
Alcuni riff sono più vecchi delle chitarre che li suonano.
Dopo un decennio, i Villagers of Ioannina City hanno raggiunto una maturità rara, distantissima dalla meravigliosa adolescenza di tanto, troppo metal.
Eccedono anche loro stessi, mentre si donano agli ascoltatori.
La nostalgia è una forma di cognizione che non richiede il permesso della memoria.
E se quel bambino di otto anni ci indicasse in anticipo che tocca resistere, come cantano i nostri?
E se ci passasse delle pietre e ci dicesse semplicemente: «Impilale!»?
Cosa faremmo? Riusciremmo a mettere in verticale baricentri e tentativi, per dare corpo ai suoi gesti?
La gravità si è scomposta?
L'esterno degli scorpioni del deserto resiste all'abrasione della sabbia grazie ad accordi evolutivi risolti in strutture nanometriche, capaci di sollevare la tempesta quel tanto che occorre...
E noi?
Quel «noi» è l'insieme di chi sceglie di crescere, fino a esporsi allo sguardo e alle vessazioni di chi controlla il mondo. Cambiamo scala, procediamo a dismisura.
Loro sono quel che fanno.
E vengono nel mondo a urlarci:
Venceremos!
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