Copertina 7

Info

Anno di uscita:2026
Durata:48 min.
Etichetta:Metal Blade Records

Tracklist

  1. INCIPIAM
  2. VOID
  3. MESSIAH SIMPLEX
  4. TRIAL BY LIAR
  5. THE GOD THAT KNOWS NO NAME
  6. KLEPTOGENESIS
  7. A STILL MORE GLORIOUS DAWN AWAITS
  8. THE JOYFUL STAIN
  9. ENDLING
  10. VICE BORNE
  11. EXSEQUIIS

Line up

  • Andrew Hudson: vocals, guitars
  • Leigh Bartley: guitars
  • Tom Richards: bass
  • Glen Trayhern: drums

Voto medio utenti

Se sino al precedente "Detritus Of The Final Age" erano stati produttivi e con tempistiche serrate tra un'uscita e l'altra, gli Harlott per il nuovo album (il quinto) hanno lasciato invece trascorre ben sei anni.

Questa attesa non è comunque avvisaglia di cambiamenti per la formazione australiana, infatti, la line-up non ha subito modifiche, la casa discografica è sempre la Metal Blade e sul piano musicale perseguono nella loro reinterpretazione del Thrash made in USA con un approccio più moderno, per un guitarwork più alla ricerca della varietà che del Fast&Furious e di soluzioni ricche di groove.

"Void", che segue l'intro "Incipiam", prova subito a morderci alla giugulare, a livello lirico e con un Thrash Metal feroce e frontale, e qualche variazione in più grazie alle chitarre di Andrew Hudson e Leigh Bartley. E se indubbiamente gli Harlott puntano forte sull'aggressività, la combinano con una resa sonora forse troppo sintetica e glaciale, sensazione che si fa ancora più marcata su "Messiah Simplex" e sulla virulenta "Trial by Liar", anche se ii assalto viene un po' smorzato da quei coretti alla Anthrax o Suicidal Tendencies. Coordinate sulle quali si muove anche la seguente "The God That Knows No Name", nella quale pare di cogliere un pizzico dei Trivium, mentre la slayeriana "Kleptogenesis", con in grande spolvero il basso di Tom Richards, si rivela maggiormente old school.
A parte i vari accostamenti, quel che è certo è che gli Harlott sanno di essere padroni della materia, e lo mettono subito in chiaro con una manciata di brani dove Exodus e Sacred Reich sembrano venire a compromessi con il più classico Heavy Metal, da "A Still More Glorious Dawn Awaits" e "The Joyful Stain" sino alle più feroci "Endling" e "Vice Borne".
La conclusiva "Exsequiis", cui si rifà la copertina di Shaun Farrugia, si apre su un mood sabbatthiano che poi prende sentieri battuti a suo tempo dai Nevermore, sia nei passaggi più inquietanti sia quando l'aria si fa rovente e ci si spinge nuovamente dalle parti degli Slayer con Hudson che dietro al microfono assume sfumature alla Tom Araya.

Come per i precedenti lavori, non riesco a scacciare quella sensazione di aver ascoltato del buon Thrash Metal, ma accompagnato da passaggi e chitarrismi elaborati e talvolta ostici con l'aggiunta di ritornelli al limite del Metalcore, che sembrano piazzati lì per diversificare ed evitare un'eccessiva dipendenza dagli anni d'oro del genere, ma risultano spesso poco integrati e finiscono con lo stemperarne l'effetto complessivo invece di arricchirlo.



Metal.it
What else?
Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

Ultime opinioni dei lettori

Non è ancora stata scritta un'opinione per quest'album! Vuoi essere il primo?

Ultimi commenti dei lettori

Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?
Queste informazioni possono essere state inserite da utenti in maniera non controllata. Lo staff di Metal.it non si assume alcuna responsabilità riguardante la loro validità o correttezza.