I norvegesi tornano sulla terra, ed è proprio il caso di dirlo dato che questo nuovo lavoro ha un contatto quasi spirituale con essa, ma soprattutto è un lavoro tematico con il centro di noi stessi, il nostro io più profondo, e a detta della band in ogni direzione.
Questo ritorno toglie l’elettronica che in parte era presente nel precedente “
Heimdal” ma continua il suo viaggio nel prog metal estremo.
Però c’è da dire che non tralascia le origini black metal, vedasi la traccia “
I am ice” dal riffing che riporta ai bei tempi andati come l’assalto feroce stemperato dalla melodia degli assoli.
Il prog metal è presente in piccoli squarci atmosferici con l’intervento delle tastiere oppure con gli assoli aperti delle chitarre ma emerge soprattutto nella bella “
Mountain” con l’aggiunta di una sezione più aggressiva.
Qui gli interventi vocali passano dai classici screaming e growl estremi a parti più pulite e melodiche senza però perdere un grammo di intensità emotiva; il brano che sinceramente mi ha esaltato è la strumentale “
Spirit helper”, un brano “diverso”, ritalistico, epico ed emozionante che vede la partecipazione del nativo americano
Kevin Kicking Woman della tribù Blackfoot che è anche insegnante della cultura e anima della propria tribù nella Browning High School situata nella riserva indiana, un perno di cultura da preservare e che dona a questa composizione una connotazione spirituale intensa.
Album che personalmente è cresciuto con gli ascolti, perché gli strati sono tanti e bisogna essere concentrati per apprezzarne i vari stadi sonori di questa nuova fatica ma che rendono gli
Enslaved una band che sa quello che fa e nonostante si sa evoluta nel corso degli anni, la loro coerenza è ferrea, bravi.
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