Come si chiamava quell'etichettona che abbiamo seguito a cavallo del millennio?
(((Con un catalogo pazzesco)))
Mentre mi spremo, andate da Sbranf!
Musea. Ma qualcosa non mi torna.
C'era qualcosa di lo-fi, tipo alcuni Echolyn e band ancora meno note...
Vabbuò. Stiamo nel momento. Oggi, sedici ottobre, ventisei, esce questo lavoro di due tracce, con la voce, di nuovo, di Erik Rosvold. Per CynNormal Lab Recordings, etichetta indipendente degli stessi Zero H
Per chiudere con quel suono neoprog di prima (anti-major): ci siamo intesi su che patina intendiamo?
...su che pulviscolo ammanta il sound?
Si vero?
Grazie!!!
Veniamo a No man's land!
è tastieroso sì o è tastieroso nì?
Ma le tastiere non erano nemmeno previste: Jasun T. aveva già costruito chitarre e musiche, quando ha avvertito che mancava qualcosa. Jeremy Villucci, quintessenzialmente, si è accorpato in chiusura.
J. ha scritto qualcosa che sembra un
flow.
Ma mi sbaglio.
Cioè: cicco di più a dire che è un viaggio compositivo immersivo in studio, di pochi giorni, o che ci hanno lavorato tantissimo, tipo piccolo trattato per insegnare al conservatorio?
Ci sono tante e svariate stratificazioni compositive e armoniche. Che dovete sondare voi, perché io non ho background formali. Zero proprio!
Potrei tagliare corto e dirvi che
gli dò tot... 8. Che è un capolavoro...
E invece mi allungo come il passo di mezzo del salto triplo.
Da dove ripartiamo?
Dal basso dello svedese dei Seventh Wonder? Sì, perché è l'unica storia che ci possa rassicurare. I tempi batteristici, soprattutto quelli delle mani, sono delle figure liminali, sottilissime, da vertigine. La musica, oltre questi fili, lame, tra chitarre e piani, fa paura, invece, per quanto è stupenda.
E non vi voglio tediare, se non citandovi il grandissimo Miguel Benasayag e il suo modo di intendere questo complicato e ingiusto tempo della storia:
**Intranquillità.**
Fissatela.
Parlate di questa perla rara.
Unica.
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