E alla fine giunse l'Apocalisse... No! Non quella profetizzata da Giovanni, ma nemmeno una delle tante Metal band che nel corso degli anni hanno adottato questo nome, e tra queste ricordo con piacere i thrasher svizzeri autori di un paio di album a cavallo tra gli anni '80 e '90, infatti, con gli autori di "
Last Man Standing" ci spostiamo a Londra e andiamo ancora più indietro nel tempo.
Già, le origini di questi
Apocalypse risalgono addirittura al 1980 quando diedero alle stampe un paio di demo seguiti successivamente solo da alcune raccolte, sino a giungere a questo album, dove però ritroviamo il solo
Steve Grainger. Assieme ad alcuni brani composti appositamente per questa uscita, il musicista inglese ha raccolto vecchi pezzi, sia del periodo in cui gli
Apocalypse avevano adottato il nuovo moniker Omega sia dai Phaze, la prima band che lo vedeva all'opera assieme al fratello Marc, purtroppo scomparso come pure il bassista storico della band Dave Robertson, e da qui il titolo "
Last Man Standing".
Così
Steve Grainger si mette sulle spalle tutto il peso dell'album, per un viaggio a ritroso nel tempo, dove l'opener "
Phoenix Rising", al pari delle varie "
Vulture of the Skies" o "W
e Are the Chosen", avrebbe potuto trovare posto su dischi dell'epoca come, ad esempio, "Wild Cat" dei Tygers Of Pan Tang, "Warhead" dei More o anche "The Nightcomers" degli Holocaust ma soprattutto nell'omonimo esordio dei Saxon, anche per una certa affinità tra la voce di
Grainger con quella di Biff Byford.
Scorrendo poi la tracklist ci si rende conto dell'occasione che la N.W.O.B.H.M. ha perso lasciando indietro gli
Apocalypse, autori di episodi pulsanti e dai larghi squarci strumentali come "
You Called the Fight" o "
Urban Decay" dove la chitarra lascia davvero il segno sia in fase ritmica sia in quella solista, o di quelli più intensi e toccanti come "
This Is What It Feels Like". Le frecce all'arco di
Grainger si rivelano comunque la stupenda e vibrante "
The Prophet (Redemption)", canzone dalla marcata venatura Rock Progressive che chissà perché mi h fatto tornare in mente "Freakish Footsteps" degli Shining Blade (altra band che avrebbe meritato maggiori fortune) e soprattutto "
The Last Man Standing", altri dieci minuti assolutamente non banali e dalle molteplici sfaccettature, a partire dall'incipit alla Pink Floyd per arrivare sino all'accelerazione che ne caratterizza il prosieguo, mentre – però al solito è più colpa mia che delle varie band colte in flagrante - non mi sono lasciato catturare dalle melodie della ballad "
The Waning Moon".
Su "
Last Man Standing"
Grainger non si accontenta di accodarsi al trend del revival nostalgico andando a recuperare dal cassetto due manciate di brani per scuoterli dalla polvere del tempo, ma cattura l'attenzione dell'ascoltatore con sessantasei minuti di ottima musica, e così, come già sottolineato, resta il rammarico per l'occasione persa dai - e con - gli
Apocalypse.
Non lasciamo che scorrano via inosservati... almeno stavolta.
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