Copertina 7

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2026
Durata:36 min.
Etichetta:Invictus Productions

Tracklist

  1. CALLOUS MASTER
  2. STEALING THE FIRE FROM HEAVEN
  3. IN DEATH POSTURE
  4. ANATHEM OF ZOS (A SERMON TO ACTIVE SIGILS)
  5. THE CROSSING OF SAMSARA
  6. CULTIST'S FEARS

Line up

  • CC: vocals
  • JMN: guitars
  • SC: bass
  • DR: drums

Voto medio utenti

I Callous Master sono una formazione proveniente dall'Irlanda formata agli inizi degli anni '20 da quattro musicisti già legati tra loro da diverse esperienze, dai Coscradh ai Sacrilegia, i quali però vengono indicati con le iniziali, e tra loro riconosco il solo Shauny Cadogan, già visto in azione con i Primordial al Luppolo in Rock di due anni fa.

Dopo un primo demo, registrato live nel 2023, i Callous Master giungono all'autointitolato album d'esordio, intenti a guardare spassionatamente alla prima metà degli anni '80, e a scartavetrare le sonorità degli Hellhammer, dei primi Bathory ma anche dei Master's Hammer di "Ritual." e dei Sodom di "In the Sign of Evil".

Queste sono le influenze che ritroviamo nei trentasei minuti di "Callous Master" e che si possono ricondurre alla fase di transizione dal Thrash Metal al primevo Black Metal, sin dalla titletrack posta in apertura del disco e che pur nella sua partenza rallentata quando è ora di far male non si tira certo indietro, con quel passo che rievoca i Venom più grezzi e minimali, straziati e martirizzati anche sulla successiva "Stealing the Fire from Heaven", mentre "In Death Posture" sembra prediligere soluzioni inquietanti sulle quali stendere pulsazioni primitive e sinistre.
A questo punto però si inizia a sentire la necessità di un cambio di marcia, per evitare l'auto emulazione, ed il quartetto irlandese sembra provarci "Anathem of Zos (A Sermon to Active Sigils)" con un piglio più scattante e dalla struttura articolata, ma la sensazione svanisce presto, dato che li ritroviamo impantanati in quella melma sonora dove annaspano le varie "Die Hard" o "Revelations Of Doom". Con la disturbante "The Crossing of Samsara" finiscono invece per fare un passo indietro, un non riuscito tentativo di coniugare Noise e il Thrash/Black Metal, fortunatamente si tratta dell'episodio dalla durata più contenuta del disco, di poco superiore ai due minuti, e lascia quindi piuttosto velocemente spazio alla conclusiva "Cultist's Fears", che invece della lunghezza se ne fa vanto, sfiorando i nove minuti di lunghezza, ma che soprattutto si riallaccia allo spirito sul quale l'album poggia le proprie radici, alternando momenti alla ricerca di un impatto più epico ad altri sinistri e di puro - e nero - parossismo sonoro, almeno sino all'inquietante finale.

Ovviamente non fa male ogni tanto fare un salto nel passato della nostra musica che non ci riconduca sempre e solo alla N.W.O.B.H.M. e così dobbiamo ringraziare questi "Maestri Insensibili" per averci ricordato anche uno dei suo i lati oscuri, seppur non propriamente sul suo versante più estremo.


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Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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