Gli
Infection Code sembrano possedere una qualità rara: sopravvivere a qualsiasi terremoto interno senza perdere identità. Dopo il buon "
Culto" del 2025 e l'ennesima revisione della line-up, stavolta con un ritorno incredibile quale quello di Massimo Accornero alla chitarra, che aveva suonato nel primissimo EP della band "H.I.V. 999" nel 2000 con il quale peraltro li conobbi, la formazione piemontese torna rapidamente sul mercato con "
De Reptilium Arcanis", undicesima uscita in studio composta da sei tracce che, con una durata prossima alla mezz'ora, assomiglia più a un full-length compatto che a un semplice EP.
Ciò che colpisce maggiormente è come gli Infection Code riescano ancora oggi a evitare qualsiasi forma di prevedibilità. Il songwriting continua infatti a mostrarsi sorprendentemente eclettico, non solo nel confronto con i lavori precedenti ma anche all'interno dello stesso disco. Le composizioni alternano passaggi diretti e brutali a momenti più ricercati e sperimentali, nei quali emerge quella vena avanguardistica che in passato aveva assunto un ruolo centrale e che oggi riaffiora con maggiore equilibrio, senza però rinunciare alla sua capacità di destabilizzare l'ascoltatore.
Registrato ai
Nadir Studios sotto la supervisione di
Tommy Talamanca, De Reptilium Arcanis beneficia inoltre di una produzione che valorizza perfettamente il carattere oscuro e disturbante del materiale. Le sonorità mantengono un'impronta sporca e minacciosa, ma risultano sufficientemente definite da permettere alle diverse anime del disco di convivere senza soffocarsi a vicenda.
A sorprendere è soprattutto la continuità qualitativa raggiunta dal gruppo negli ultimi anni. Nonostante una frequenza di pubblicazione già di per sé notevole e i continui avvicendamenti nell'organico, la vena creativa degli Infection Code appare ancora lontana dall'esaurimento. Anzi, proprio "De Reptilium Arcanis" si candida a essere una delle uscite più convincenti della loro produzione recente, grazie alla capacità di bilanciare efficacemente impatto, sperimentazione e personalità.
Ho scritto "si candida" per intingermi nel mio spropositato ego, ma fidatevi che questo è uno dei loro dischi più belli e riusciti della loro intera (e nutrita) carriera.
Infatti ad oltre vent'anni dalla nascita della band, gli Infection Code continuano a dimostrare una vitalità che molti gruppi più blasonati possono soltanto invidiare. "De Reptilium Arcanis" non rivoluziona (per fortuna) la loro proposta, ma ne rappresenta una sintesi particolarmente efficace, capace di tenere insieme furia, ricerca e identità e, perchè no, anche un pizzico di melodia nascosta qua e la'.
Per chi segue il gruppo da tempo, una conferma; per chi li ha persi di vista negli ultimi anni, magari a causa di album "difficili" da metabolizzare come "
La Dittatura del Rumore" un ottimo punto da cui ripartire.
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