Aspettate, aspettate, sto arrivando…
Niente, come non detto: il set dei cesenati
Lambs s’interrompe nel preciso istante in cui varco la soglia dell’
Alchemica Music Club, impedendomi così una seppur sommaria disamina della proposta.
Peccato, sarà per la prossima volta.
BLOOD OF SEKLUSIONIn franchezza, il mio sentiero e quello della band proveniente da
Reggio Emilia non si erano mai incrociati; faccio conoscenza solo stasera col loro
death di matrice
swedish e, per quanto appaia eccessivo parlare di colpo di fulmine, credo possano sussistere le basi per una discreta amicizia.
Il quartetto si rende protagonista di una prova vigorosa, non priva di sbavature ma onesta nel tributare i doverosi omaggi al sound forgiato da
Entombed (la cover di “
Wolverine Blues” parla chiaro),
Grave e compagnia sanguinolenta. La resa audio non convince sino in fondo, ma ci sarà modo di rimpiangerla amaramente di lì a poco…
Il pubblico, sinora piuttosto distaccato -e sparuto-, accorda comunque sinceri applausi all’esibizione, perlopiù incentrata sugli estratti del full "
Caustic Deathpath To Hell" (2012). Esibizione gradevole, che scorre e si conclude senza particolari picchi, né positivi né negativi.
ANAAL NATHRAKHUna
Caporetto sonora.
Definirei così lo show degli
Anaal Nathrakh, che da anni amo in modo viscerale a livello discografico ma che ammiro in sede live per la prima volta stasera.
Che qualcosa non sarebbe andato per il verso giusto si poteva evincere già dal
soundcheck, in cui il povero
Michael Kenney tentava (invano) di regolare basso e microfono.
“
Le prime 2-3 canzoni saranno un papocchio indistinguibile” sussurro nelle orecchie di mia moglie mentre i quattro musicisti fanno il loro ingresso ufficiale sul palco.
La previsione, ahimè, si rivelerà solo parzialmente azzeccata… visto che
l’intero concerto è stato un papocchio indistinguibile.
Chitarra e basso seppelliti ed impastatissimi, voce intermittente, samples che sembravano provenire dallo scantinato del vicino… Onestamente difficile far peggio di così.
L’esibizione, per quel che mi riguarda, non è giudicabile. Che i Nostri sappiano suonare, e anche bene, lo si intuisce giusto perché siamo a dieci centimetri di distanza dal palco, ma ciò che si diffonde dagli ampli è più simile ad un frullatore posseduto dai
poltergeist che non a musica metal.
E così, preziosi distillati d’Apocalisse come “
Monstrum in Animo”, “
Forging Towards the Sunset”, “
The Joystream” o “
Bellum Omnium Contra Omnes” finiscono per annegare in un putrescente acquitrino sonico. Nemmeno gli estratti dal nuovissimo
full length “
The Whole of the Law”, ossia le strepitose “
Hold Your Children Close and Pray for Oblivion” e “
Depravity Favours the Bold”, si salvano dal pantano.
Lati positivi?
Senz’altro l’attitudine di
Dave Hunt e soci, che in barba alle avversità non si abbattono né si risparmiano, portando a termine il set e addirittura, dietro richiesta dell’encomiabile pubblico pagante, concedendo anche un bis (“
Between Shit and Piss We are Born”). Professionisti veri.
Onde non apparire eccessivamente snob o disfattista sottolineo che, nonostante tutto, mi sono divertito. Al tempo stesso, spero di saggiare nuovamente le doti live degli
Anaal Nathrakh con suoni più adeguati.
A risentirci.
Report di
Marco CaforioFoto di
Giulia Bianchi
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