(30 gennaio 2026) Dennis Stratton + Children of the Damned @ Verona

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Provincia:VR
Costo:non disponibile
Oramai nella vita ho imparato a non dare mai niente per scontato e a non a meravigliarmi più di niente, ma se mi avessero detto che una leggenda vivente del metal internazionale quale è l’ex chitarrista ritmico degli Iron Maiden, sir Dennis Stratton, sarebbe passato per il Giardino 2.O in questo inizio anno, avrei stentato a crederci, anche se oramai da anni questo piccolo tempio della musica veronese ci ha piacevolmente abituati a questo tipo di eventi e veri e propri regali sotto casa per gli amanti e cultori della musica in generale (con una programmazione ampia e varia, che va dal prog/rock al metal).

Naturalmente, come era abbastanza ovvio e prevedibile, la stragrande maggioranza dei partecipanti che ha letteralmente gremito e riempito in ogni angolo il Giardino 2.O (decretandone un meritato SOLD OUT!) fin dalle prime ore della serata, era composto da un pubblico strettamente dedito al metal e affini, con buona partecipazione femminile e di giovanissimi ragazzi (presumibilmente figli o nipoti di qualche “vecchio defender”in sala).

Come sempre il piccolo ma organizzato locale ha risposto presente, facendosi trovare preparato con più personale al bancone rispetto al solito e con la perfetta disposizione in sala tra posti a sedere e posti in piedi; come sempre acustica e suoni perfetti (cosa oggigiorno non così scontata altrove purtroppo) che ha agevolato notevolmente la riuscita e resa dello spettacolo, specie se di alto livello come quello proposto stasera con il celebre artista inglese.

L’unica nota un po’ dolente è la visibilità in piedi da lontano quando è così particolarmente traboccante, ma come si suol dire, chi si accontenta gode, e direi che stasera abbiamo goduto abbondantemente tutti di tanto e sano metallo old school! Dopo una breve introduzione di serata ad opera del giornalista e critico musicale Gianni Dalla Cioppa, onnipresente ospite presente in queste occasioni speciali, che ci ricorda di aver presenziato nella data italiana di quello storico tour del 1980 degli Iron Maiden (beato lui) e dell’ importanza storica di quel primo omonimo album di debutto con appunto Stratton alla chitarra, si può ufficialmente dare il via alle danze!



Stratton rappresenta certamente l’attrattiva nella quale è concentrata la serata e dove tutti i partecipanti hanno gli occhi puntati, ma prima del suo show, c’è quello in apertura altrettanto bello e imperdibile della storica tribute band italiana Children Of The Damned, che non solo accompagnerà poi il celebre chitarrista inglese nella seconda parte, ma che era anche quella scelta ufficialmente dal grande Paul Di’Anno (R.I.P), e che hanno accompagnato per molti anni e tantissime date; d’altra parte la pluriesperienza maturata sui palchi in ben 25 anni di onorata carriera al servizio della musica prodotta dalla “Vergine di Ferro” li ha ripagati e ne ha giustamente consentito di fregiarsi di questo merito.

Anche stasera, infatti, come in molte altre occasioni in cui li ho visti in azione i Children Of The Damned non hanno sbagliato un colpo, dando davvero l’impressione di essere una delle migliori tribute band in circolazione dei Maiden: alla voce non passa inosservato il cambio del ruolo, non solo per la diversa fisicità dei due cantanti (nuovo ed ex), ma anche per un modo totalmente diverso di cantare e approcciarsi, più aggressivo e brutale l’altro, più “posato” e pulito il nuovo arrivato; due stili diversi ma entrambi ottimi, senza fare inutili e antipatici paragoni. Quasi tutti i classici dell’era Bruce Dickinson proposti, che mandano in visibilio e in delirio tutti, e scaldando a dovere un ambiente già molto effervescente direi: tolti giubbotti e cappotti (siamo in pieno inverno ancora), è tutto un tripudio di t-shirt dei Maiden, cori e mani al cielo che accompagnano le varie “Aces High“, “The Evil That Men Do”, “The Number Of The Beast”, ecc… Naturalmente non poteva mancare in scaletta “Children Of The Damned“, brano che da' loro il nome, e l’ accoppiata “Fear Of The Dark“, e “Run To The Hills” per il gran finale!



Bravissimi, ma adesso si inizia a fare davvero sul serio e viene annunciato che a breve salirà sul palco e si unirà a loro Dennis Stratton, per eseguire gli storici brani del primo album dei Maiden, inciso con loro nel lontanissimo oramai 1980! Mi permetto di aggiungere una considerazione del tutto personale: Stratton ha inciso anche nel corso della sua lunga carriera artistica dischi memorabili con i Praying Mantis e altri altrettanto buoni con i Lionheart e con Di’Anno…non sarebbe il caso di ampliare la scaletta con questo materiale in futuro? Anche per rendere lo spettacolo più vario.

La sua apparizione sul palco (73anni, classe ’52) viene giustamente tributata con un lungo, meritato e sentito applauso che Dennis Stratton ricambia quasi commosso per tanto affetto ricevuto dal pubblico del Giardino 2.0 e con il suo classico stile da vecchio rocker consumato, e cioè corna in alto e alzando in cielo l’immancabile calice di birra da mezzo litro!
Ancora in buona forma fisica tutto sommato (considerando età e stile di vita fatto per decenni), stasera ci pare particolarmente in palla e bello carico, partendo fortissimo e senza perdere tempo con la sua chitarra a tracolla e l’acceleratore pigiato a tavoletta! La prima canzone proposta è “Prowler”, che addirittura ci canterà interamente, che non è solo uno dei miei brani preferiti dei Maiden, ma anche uno dei loro cavalli di battaglia dell’epoca Di’Anno ! “Wrathchild”, “Transylvania”, vengono sparate in rapida sequenza, prima di respirare e prendere fiato con la sempre toccante ed intensa “Remember Tomorrow“, resa particolarmente magnetica grazie non solo al suo tocco magico di chitarra, ma anche e soprattutto per merito di un interpretazione vocale di Emmanuele dei C.O.D., davvero clamorosa, nonostante la sua ugola sia sicuramente più adatta ad interpretare i brani di Dickinson, come ampiamente dimostrato nella prima parte; del resto la voce di Di’Anno, che piaccia o meno, resta unica ed inimitabile per quel suo appeal e mix un po’ “grezzo”, un po’ pulito e un po’ punk, e pertanto difficile da riprodurre ed imitare per qualsiasi cantante al mondo. Incredibile l’assolo che Stratton esegue su “Strange World”, anche per durata e pulizia esecutiva, dove ancora una volta ci dimostra che la classe non è acqua, e nonostante l’età anagrafica non giochi più oggi a suo favore.

Sanctuary” e la sublime “Charlotte The Harlot” sono stati altri momenti esaltanti prima del trittico finale con un altri tre classiconi, “Phantom Of The Opera”, “Iron Maiden“ e “Running Free”, con il pubblico a questo punto al massimo della sua esaltazione, tutto in piedi e in preda al delirio totale, come immedesimato in un vero e proprio concerto degli Iron Maiden!

La simpatia, l’umiltà e la grande disponibilità dimostrata con tutti i partecipanti da Dennis Stratton (prima e dopo) per foto e autografi sono stati la ciliegina sulla torta e il punto esclamativo finale di una serata perfetta e memorabile per tutti. Con quella di stasera al Giardino 2.0 è stata la terza volta che ho assistito allo show solista di Stratton, e posso affermare che di tutte è stata la migliore e la più convincente in assoluto.

Report a cura di Alessandro Masetto

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