Ci hanno fatto “penare” i Mindfeels … un esordio scintillante (“XXenty”, 2017) e poi solo qualche piccolo, “rassicurante”, segnale di vita artistica, fino alla pubblicazione del secondo full-length “2WO”, uscito di recente sempre per Art Of Melody Music / Burning Minds Music Group.
Un lasso temporale “insolitamente” lungo che, alla luce dei risultati ottenuti, tutti gli estimatori del rock melodico “evoluto” credo siano stati felici di trascorrere, trasformando quell’atto di “speranza, fiducia e pazienza” (che Einstein identificava con l’attesa) in autentico sollazzo cardio-uditivo.
Con tali presupposti, potevamo non cercare di approfondire la questione?
Ovviamente no, ed ecco che Luca Carlomagno, chitarrista della band piemontese, diventa nostro gradito ospite per la doverosa dettagliata relazione.
Ciao Luca, grazie per la disponibilità e bentornati ai Mindfeels sulle pagine di Metal.it! La volta scorsa che siete stati nostri ospiti il vostro debutto era uscito da poco (2017), poi una presenza nella “scena” piuttosto “sporadica”, fino all’annuncio del nuovo “2WO” … non si potrà dire che rischiate la “sovraesposizione” … come mai così tanto tempo tra le due incisioni?
Ciao! Innanzitutto grazie a te Marco di averci nuovamente ospitato per questa intervista!
Purtroppo la realizzazione di un album richiede davvero parecchio tempo! Tempo per la composizione, le prove, gli arrangiamenti, le registrazioni, la grafica e la produzione per arrivare al lavoro finito. Tranne che per il mix e il mastering per i quali ci siamo affidati all’amico Roberto Priori, che ha fatto un lavoro fantastico, il resto è tutto fatto da noi compatibilmente con gli impegni artistici di ognuno perciò è un bel carico di ore, aggiungendo il fatto che noi cerchiamo di essere meticolosi e c’è pure stata una pandemia nel mezzo che ha inevitabilmente rallentato i lavori.
Un’attesa tuttavia ben ripagata da un disco davvero eccezionale … in che cosa “sentite” di essere cambiati, dal punto di vista artistico, dal 2017 al 2026?
Grazie mille per il complimento! Il disco sta ottenendo delle buone critiche e questo non può che renderci estremamente felici.
Si cambia costantemente sai, si matura, si impara dalle precedenti esperienze e credo che questo nuovo lavoro sia più focalizzato del precedente, pur riprendendo e riarrangiando alcuni brani scritti 20 anni fa ma mai portati a compimento. Gli elementi sono quelli perché il nostro background è quello ma le influenze sono parecchie e diversificate, forse in questo disco siamo riusciti a farle emergere tutte pur mantenendo una centratura ed un suono a nostro parere ben definiti.
Come appena affermato, ritengo “2WO” una delle prime eccellenze melodiche dell’anno, e a questo punto la prima curiosità sui suoi contenuti riguarda “Again in the wind”, brano che un po’ iperbolicamente (ma non troppo …) in sede di recensione ho definito la vostra “Africa” … cosa ci potete raccontare di questo splendido frammento di puro magnetismo sonoro?
Cavolo, paragone impegnativo direi!!
Questo è proprio uno dei brani di vecchia composizione che abbiamo ripreso e modificato nella struttura in modo da migliorarlo renderlo più scorrevole pur cercando di mantenere l’idea compositiva nata in origine. Anche il testo è stato scritto ex novo da Davide, il nostro cantante.
Ci piaceva l’idea di avere nel disco un brano dal mood un po’ più percussivo, di chiara matrice africana per l’utilizzo di certi strumenti a percussione e con un sapore melodico piuttosto introspettivo.
In qualche modo abbiamo introdotto uno dei vostri principali (fin dal monicker) riferimenti musicali, i Toto, oggi però diventati una “fonte d’ispirazione” nel senso più nobile del termine … quanto è “difficile” costruirsi una personalità propria, partendo da basi tanto popolari e riconoscibili, per di più in un genere così codificato come l’AOR?
Non è facile perché il panorama musicale degli ultimi anni è molto ricco di produzioni musicalmente variegate, ma credo che se si compone in modo libero da preconcetti senza necessariamente ispirarsi ad un modello unico si riesca ancora a far emergere la propria personalità che non è solo il modo in cui componi ma anche il modo in cui suoni. A volte ci imbarazza essere spesso paragonati ai Toto, è vero loro sono una nostra grande influenza ma sono dei giganti. Detto questo però le nostre influenze sono davvero disparate, ci piace ricordare anche gli Yes, i Pink Floyd, i Genesis, i Van Halen e parecchia musica fusion che abbiamo suonato anni fa, gli UZEB, i Los Lobotomys ecc. ecc.
Continuando nell’analisi delle tracce di “2WO”, ti chiedo di approfondire brevemente la genesi di “Flying away from this world”, “Passengers”, “You can't let it go” e “Run away”, per quanto mi riguarda altri brillanti esempi di una sapiente, variegata e poliedrica creatività espressiva …
Ci fa molto piacere che si percepisca questo aspetto, abbiamo sempre cercato di differenziare ogni brano in modo da non cadere nell’errore di ripeterci e per stimolarci ad affrontare sempre nuove sfide! Siamo consapevoli del fatto che possa spiazzare alcuni ascoltatori ma credo che nonostante tutto si percepisca comunque una certa unità stilistica e sonora che lega i vari pezzi del disco.
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Flying away from this world” riflette su come oggi giorno spesso ci si ritrovi immersi in un vortice di impegni e che spesso si senta l’esigenza di “staccare un po’ la spina”! Una sorta di viaggio immaginario per scappare via dalla routine e dallo stress!
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Passengers” invece è un brano abbastanza articolato, composto da tre sezioni principali di cui una di chiara matrice prog. Il ritornello è nato giocando su un groove di batteria articolato che si ispira al brano “
Cinema” degli Yes per poi contrapporsi ad un mood decisamente più dilatato nei verse.
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You can’t let it go” nasce su questo bel riff di chitarra non proprio convenzionale sul quale si parla di un sogno immaginario durante il quale si riflette sulla conoscenza e su quanto noi siamo piccoli rispetto al sapere universale.
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Run away” è un altro brano di vecchia data rivisto e riarrangiato per questo disco. È un brano piuttosto articolato a livello strutturale ma a nostro avviso con un bel ritornello cantabile, nonostante il testo parli di un tema che purtroppo rimane attuale anche sulle cronache odierne.
E poi c’è ”The other side of you”, a cui contribuiscono Michael Kratz e Kasper Viinberg … anche qui ti domando di raccontarci qualcosa di più (avvicinandomi così “pericolosamente” alla richiesta di un track-by-track 😊) in merito al brano e alle collaborazioni …
Con Michael e Kasper c’è un legame che nasce dalla compresenza dei nostri progetti nella stessa etichetta discografica, la Art Of Melody Music, alla quale siamo sempre molto grati per il costante supporto e per il lavoro estremamente professionale che dedicano a tutte le band del proprio roster.
Nel 2017 l’etichetta ci chiese se ci avrebbe fatto piacere essere la backing band di Michael per la promozione del suo album “
Live your life”. Da lì si è instaurato un legame di amicizia e stima che ci ha portato a collaborare rispettivamente negli album di ognuno è da qui l’invito di collaborare nel brano “
The other side of you” che sentivamo potesse essere vicino alla sua sensibilità artistica e a quella di Kasper.
Rimanendo in tema, l’album si chiude con lo strumentale “The wait” … mi confermi che non è un “messaggio subliminale” su ciò che ci attende prima di godere dei nuovi passi artistici dei Mindfeels?
Ahah, no dai, nessun messaggio subliminale!! L’atmosfera, la struttura e la sonorità del brano però ci davano questo senso di attesa, un’attesa musicale ad ogni elemento musicale che si andava ad introdurre, perciò da lì il titolo “
The wait”.
Per ora, un passo alla volta, ci dedichiamo a goderci il momento della pubblicazione e della presentazione del disco.
Detto questo speriamo di poter tornare presto alla scrittura di un nuovo lavoro.
Ci sarà la possibilità di ascoltare i pezzi di “2WO” dal vivo? Quali sono le prospettive da questo punto di vista?
Ad oggi c’è una data di presentazione del lavoro confermata fissata per il
13 marzo presso l’
australian Pub Ned Kelly di Vigliano Biellese (BI), giochiamo “in casa” in un locale a noi molto caro perché ci suoniamo da veramente tanto tempo! Condivideremo il palco con gli amici
Soul Seller come già avvenuto in passato!
Domanda un po’ “frivola” … si avvicina il monopolizzante “carrozzone” del Festival di Sanremo … in caso ci fosse la possibilità, vi piacerebbe salire su quel palco? E avete mai pensato di cantare in madrelingua, agevolando la suddetta partecipazione (alla maniera, per esempio, degli O.R.O.)?
Il Festival di Sanremo a nostro avviso ha oramai perso del tutto il legame con l’arte musicale. Già in passato diversi artisti arrivati tra gli ultimi in classifica hanno poi invece segnato in modo profondo la storia della musica italiana diventando delle icone, pensiamo a Vasco Rossi e a Zucchero.
Purtroppo però da almeno una ventina di anni, se non di più, si assiste ad un declino culturale senza freni. Una macchina da soldi che non ha più nulla a che vedere con l’arte della canzone, sfornando con cadenza annuale nuovi “artisti” privi di contenuti che diventano ben presto delle meteore di cui nessuno potrà mai ricordarsi.
Noi su quel palco oggi giorno non potremmo mai ritrovarci, siamo oramai troppo distanti. Un tentativo di brano in madrelingua in passato è stato fatto, ed il brano era proprio “We will make it”, il primo singolo di questo nuovo lavoro, però l’esperimento non ci aveva convinto del tutto. Interessante che tu abbia citato proprio gli O.R.O. band di musicisti session man spettacolari che ben conosciamo!
In dirittura d’arrivo dell’intervista, arriva il “domandone” … come vedi il futuro del Rock Adulto, in un mondo dove le nuove generazioni sembrano “nutrirsi” esclusivamente di pop, dance, (t)rap e black music?
Mah, è difficile fare previsioni in un’epoca in cui i cambiamenti sono molto rapidi e a volte inaspettati. Ci sembra di notare che il fenomeno della trap stia piano piano già scomparendo e che le nuove generazioni stiano lentamente riscoprendo le grandi band del passato in modi a volte del tutto imprevedibili: il film sui Queen, una cover di “
Africa” dei Toto che rilancia il brano originale alle nuove generazioni, oppure l’inserimento di un vecchio successo del passato nella colonna sonora di qualche serie tv…Questi fenomeni però hanno tutti un comune denominatore: l’altissima qualità della musica riproposta. Se un brano è scritto e prodotto bene funzionerà sempre.
Non voglio dire che oggi non venga più prodotta musica di qualità, tutt’altro, il problema è che non è per nulla mainstream e di conseguenza nella maggior parte dei casi rimane purtroppo un fenomeno di nicchia.
Siamo alla fine … rinnovando complimenti e ringraziamenti, a te concludere con un “vero messaggio” per i nostri lettori che ancora (colpevolmente) non vi conoscono e per i vostri fans …
Certo! Supportate la musica, siate curiosi, andate ai concerti e se vi piace un artista sostenetelo acquistando il prodotto fisico, cd o vinile che sia, per dare così il giusto valore al lavoro immenso che c’è dietro alla realizzazione di un album. Ci piacerebbe che in questo mondo musicale già un po’ in crisi da diverso tempo ed ultimamente ancora di più, minacciato dalla nuova tecnologia IA, che si tornasse al vero valore della musica suonata e scritta old style, con i propri mezzi! Cercando di esprimere il più possibile le proprie idee ragionando con il proprio pensiero ed eseguendo con le proprie mani sullo strumento. La tecnologia è un bene per tutti ma va usata in modo consapevole e non deve sostituire l’artista in nessun modo. Questo per il giusto rispetto che questa meravigliosa forma d’arte merita.
Band photos provided by Burning Minds Music Group for free promotional use.